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Atti del convegno Polizia Penitenziaria Moderna: coordinamento delle specialità ed efficienza del sistema

Palazzo Piacentini di Roma 7 maggio 2026

Atti del convegno “Polizia Penitenziaria Moderna: coordinamento delle specialità ed efficienza del sistema” organizzato presso Palazzo Piacentini di Roma il 7 maggio 2026.

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Intervento di Augusto Zaccariello Dirigente Generale Polizia Penitenziaria

Gentili Autorità, Illustri Relatori, Colleghe e Colleghi,
intervengo oggi in un momento di profonda evoluzione per il Corpo di polizia penitenziaria, uno sviluppo reso possibile grazie alla lungimiranza del legislatore del 2017 e del 2019, che ha individuato un obiettivo strategico per l’intera Amministrazione penitenziaria: rafforzare la direzione, il coordinamento e il raccordo operativo delle specialità della Polizia penitenziaria e dei servizi tecnico-logistici del Corpo, che non rappresentano più soltanto ambiti gestionali, ma costituiscono i pilastri di una crescita necessaria per l’intero sistema dell’esecuzione della pena.
Per inquadrare correttamente il tema è essenziale richiamare la cornice normativa che guida l’operato della Direzione Generale delle Specialità e della Direzione Generale dei Servizi Logistici e Tecnici, non limitandosi al d.lgs. 21 maggio 2000, n. 146 e al d.P.R. 21 novembre 2025, n. 189, che si inseriscono pienamente nel processo di potenziamento del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria in coerenza con quanto già previsto dal d.lgs. 27 dicembre 2019, n. 172 e dal d.lgs. 29 maggio 2017, n. 95, ma richiamando la legge del 1 aprile 1981 n. 121 e per quanto compatibile, anche il d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, quale riferimento generale dei principi dell’azione amministrativa.
Da tale assetto discende che le funzioni del dirigente generale della Polizia penitenziaria non si esauriscono nei compiti di alta amministrazione, ma si articolano, secondo gli indirizzi generali fissati dal Capo del Dipartimento, nel coordinamento operativo e strategico delle specialità, nella direzione delle divisioni e dei reparti speciali di livello centrale inseriti dal D.P.R. 21 novembre 2025 n. 189 nella Direzione Generale delle Specialità, nonché nella gestione delle materie di competenza della Direzione Generale dei Servizi Logistici e Tecnici del Corpo, delineando un perimetro di responsabilità che è al tempo stesso gestionale e operativo.
Tali funzioni non si pongono in posizione distinta o separata rispetto a quelle degli altri dirigenti generali dell’Amministrazione penitenziaria, ma si inseriscono in un modello unitario e paritetico che garantisce coerenza all’azione amministrativa e afferma un principio fondamentale: la necessaria corrispondenza tra responsabilità e poteri effettivi, quale condizione imprescindibile per l’efficacia dell’azione pubblica.
Il confronto attualmente in atto nell’ambito della dirigenza deve essere letto come un processo fisiologico, espressione di un sistema che si evolve e che, attraverso il dialogo, è chiamato a valorizzare le diverse competenze senza frammentarle; l’esperienza operativa dimostra, infatti, che i risultati più solidi si conseguono quando le professionalità vengono poste in relazione tra loro e orientate verso obiettivi comuni, secondo una logica di integrazione e non di contrapposizione.
In tale prospettiva, la crescita delle nuove Direzioni Generali rappresenta una leva concreta di efficienza operativa e un fattore di rafforzamento complessivo dell’Amministrazione penitenziaria, in quanto consente di consolidare una visione unitaria dell’azione istituzionale in un contesto sempre più complesso.
Il carcere, infatti, si configura oggi come un crocevia di dinamiche criminali articolate e spesso transnazionali, che spaziano dalla gestione dei circuiti ad alta sicurezza al monitoraggio del radicalismo confessionale, fino al contrasto dei nuovi strumenti tecnologici utilizzati dai sodalizi criminali per eludere i controlli e violare i confini degli istituti; in tale scenario, non è più sostenibile una concezione statica della sicurezza.
Le articolazioni specialistiche e quelle tecnico-logistiche non possono essere considerate meri bracci operativi, ma assumono per ratio legis una funzione più ampia, essendo strumenti essenziali di governo delle complessità, in grado di supportare l’azione del Capo del Dipartimento con capacità di analisi e di intervento sempre più sofisticate.
È in questa cornice che si collocano la Direzione Generale delle Specialità e la Direzione Generale dei Servizi Logistici e Tecnici, le quali non rappresentano livelli intermedi o aggregazioni formali, ma strutture operative e strategiche chiamate a garantire unità di visione, coerenza operativa e piena valorizzazione delle competenze, contribuendo in modo determinante alla tenuta e all’efficienza del sistema penitenziario.
Se si osserva l’architettura complessiva dell’Amministrazione, emerge con chiarezza come tutte le specialità, le specializzazioni e i servizi tecnico-logistici siano funzionalmente orientati alla missione assegnata alla Polizia penitenziaria dall’articolo 5 della Legge 395 del 1990, dall’ordinamento penitenziario e dal regolamento di esecuzione e in particolare dallo stesso articolo 2 comma 1 ma anche del comma 2 del regolamento di esecuzione della legge penitenziaria.
In questo quadro, le articolazioni specialistiche – dal contrasto alla criminalità organizzata alle attività investigative, dagli interventi nelle situazioni critiche alle funzioni di negoziazione, fino ai servizi tecnici e tecnologici – non costituiscono realtà autonome o parallele, ma rappresentano le declinazioni operative di un sistema unitario, nel quale la specializzazione in coordinamento con tutte le articolazioni dell’Amministrazione penitenziaria si configura come risposta funzionale alla crescente complessità del contesto operativo.
Il principio che governa questo naturale sviluppo è quello per cui la qualità è chiamata a supplire alla quantità, attraverso un investimento mirato sulle competenze e sugli strumenti, in linea con la volontà del legislatore di promuovere una modernizzazione effettiva dell’esecuzione della pena.
In un contesto in cui le minacce, dal radicalismo confessionale alle nuove strategie della criminalità organizzata e del terrorismo, mutano con rapidità, risulta indispensabile riconoscere e valorizzare la professionalità delle donne e degli uomini del Corpo, ponendoli nelle condizioni di operare con strumenti adeguati e avanzati, capaci di incidere efficacemente anche su quei fenomeni che rischiano di trasformare il carcere in una zona di opacità operativa.
La sicurezza, in questa prospettiva, non può essere interpretata come un’espressione autoritativa, ma come il presupposto necessario affinché il carcere possa essere un luogo di legalità, nel quale sia concretamente possibile esplicare le finalità rieducative della pena.
Ne consegue che la risposta dell’Amministrazione non può limitarsi a un rafforzamento operativo del Corpo di polizia di cui si avvale, ma deve tradursi in una risposta culturale e organizzativa, fondata sulla maggiore consapevolezza, preparazione e capacità di lettura dei fenomeni, accompagnata da un rafforzamento dell’interoperabilità dei sistemi informativi, dallo sviluppo di infrastrutture digitali adeguate e dalla valorizzazione delle competenze tecniche.
Tuttavia, l’elemento centrale di tenuta del sistema resta il capitale umano, costituito dalla professionalità delle donne e degli uomini del Corpo, chiamati quotidianamente a operare in condizioni complesse e spesso critiche, mantenendo un equilibrio delicato tra esigenze di sicurezza e rispetto della dignità della persona.
In questo quadro, la direzione e il coordinamento delle specialità e dei servizi tecnico-logistici assumono un valore strategico che va oltre la semplice integrazione di competenze, traducendosi nella costruzione di un modello organizzativo capace di coniugare unità di visione e flessibilità operativa, centralità degli indirizzi e soprattutto prossimità ai territori, in coerenza con la catena di comando e con le attribuzioni proprie del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.
Una dirigenza moderna e autorevole è chiamata, inoltre, a interrogarsi sulla sostenibilità del modello operativo, considerando che operare in contesti ad alta specializzazione e tensione richiede un supporto che sia non soltanto operativo, ma anche tecnico logistico, nella consapevolezza che dirigere significa anche prendersi cura di chi opera e garantire che gli standard di efficienza del sistema non si realizzino a discapito del benessere psicofisico del personale.
Il processo di evoluzione del Corpo deve, infine, essere letto alla luce dei principi costituzionali, e in particolare dell’articolo 27 della Costituzione, che impone di considerare sicurezza e trattamento non come dimensioni contrapposte, ma come componenti complementari di un unico equilibrio istituzionale; un sistema più efficiente, coordinato e specializzato è, infatti, anche un sistema più capace di garantire diritti, prevenire conflitti e creare le condizioni per un reale percorso rieducativo.
In questo senso, le specialità e i servizi tecnico-logistici non costituiscono elementi accessori, ma rappresentano una scelta strategica del legislatore, necessaria per governare la complessità del presente senza smarrire l’identità dell’Amministrazione penitenziaria.
Parlare, senza pregiudizi, di una dirigenza generale per la Polizia penitenziaria significa, dunque, assumersi una responsabilità nei confronti di un’Istituzione che merita di essere guidata con la stessa dedizione con cui, ogni giorno, il personale opera all’interno degli istituti, affrontando tensioni e complessità con spirito di servizio e senso dello Stato.
I processi evolutivi, come tutti i cambiamenti, soprattutto quando impattano su assetti consolidati, possono suscitare interpretazioni differenti e preconcetti, ma ciò che invece va colto e assume rilievo è la capacità di intravedere una opportunità e non un ostacolo.
Nel solco di un processo che non è più da avviare, ma che è già in atto e in fase avanzata di realizzazione, e che proprio nella sua progressiva attuazione ha già dimostrato la centralità del contributo della dirigenza dell’Amministrazione e del Corpo continuerà a rivelarsi determinante.
Con questa autenticità di pensiero occorre proseguire nella direzione presa, scrollandosi di dosso divisivi retaggi e concentrando energie e idee nell’azione istituzionale di un percorso complessivo comune, capace di guardare a un’Amministrazione penitenziaria finalmente rinnovata, solida, trasparente e pienamente all’altezza delle sfide che lo Stato affida.
Vi ringrazio per l’attenzione.

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