di Michelle Lippiello e Francesco Zecca
Il contributo è un estratto dell’articolo pubblicato nel nr. 2/2025 della rivista scientifica “Geopolitica” accreditata per le Aree 11, 13 e 14 dall’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR).
[IT] Il presente contributo intende mettere in evidenza la necessità di dar luogo a politiche e normative che siano in grado di garantire una fruizione sostenibile della risorsa idrica sia come ineludibile bisogno da soddisfare sia come imprescindibile fattore di sviluppo economico soprattutto per il settore agricolo per il quale la disponibilità di acqua ad uso irriguo è un rilevante e irrinunciabile fattore di competitività. Per il raggiungimento dell’obiettivo lo studio è stato condotto a partire da un’analisi di tipo qualitativo riguardante le modalità d’uso della risorsa e gli impatti ad essa connessi. Successivamente sono state prese in considerazione le politiche pubbliche portate avanti ai diversi livelli istituzionali nel corso degli anni. Il contributo si conclude con una discussione focalizzata sulle problematiche emerse e tesa a far emergere gli aggiustamenti ritenuti prioritari a garantire la stabilizzazione, nel tempo, dell’uso della risorsa idrica.
[EN] This paper aims to highlight the need to give rise to policies and regulations that are able to guarantee sustainable use of water resources both as an unavoidable need to be satisfied and as an essential factor of economic development, especially for the agricultural sector for which the availability of water for irrigation use is a relevant and indispensable factor of competitiveness. The steadily increasing demand for agricultural products to meet the food needs of a growing population continues to be the main cause of the use of water for irrigation purposes in agriculture. To achieve the objective, the study was conducted starting with a qualitative analysis regarding the modalities of resource use and the impacts connected to it. Subsequently, public policies implemented at various institutional levels over the years were taken into consideration. The contribution concludes with a discussion focused on the issues that emerged, aimed at highlighting the adjustments deemed priorities to ensure the long-term stabilization of water resource use.
Introduzione
La fruizione della risorsa idrica rappresenta sia un ineludibile bisogno da soddisfare sia un imprescindibile fattore di sviluppo economico, soprattutto per il settore agricolo, per il quale la disponibilità di acqua ad uso irriguo è un rilevante e irrinunciabile elemento di competitività.
Numerose sono state le iniziative, anche a carattere normativo, succedutesi nel tempo ai diversi livelli istituzionali e tutte tese a trovare un punto di equilibrio tra necessità di salvaguardia di tale risorsa e fruibilità diffusa della stessa anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto, della distribuzione non omogenea tra Nord e Sud del mondo e della crescita dei consumi.
Tuttavia, l’elusione delle problematiche connesse all’accesso all’acqua ha esacerbato le conflittualità, rendendo improcrastinabile una riconsiderazione degli indirizzi politici e normativi a partire dalla differenziazione nelle modalità di gestione della risorsa in funzione delle differenti destinazioni d’uso.
Il presente contributo, dopo aver evidenziato le attuali problematiche riguardanti l’utilizzo dell’acqua in agricoltura nella sua duplice veste di bene economico e di bene ambientale percepito come ricchezza comune di cui assicurare la disponibilità e l’accesso, intende proporre suggerimenti utili a correggerne gli squilibri emergenti attraverso un’analisi delle modalità d’uso della risorsa e delle politiche pubbliche portate avanti ai diversi livelli istituzionali nel corso degli anni.
Analisi di contesto
L’acqua è la risorsa naturale più abbondante del pianeta terra e la sua quantità può mantenersi costante nel tempo grazie ai processi di rigenerazione che la caratterizzano.
La disponibilità di acqua utilizzabile varia in funzione delle modalità di sfruttamento della risorsa la quale, se superiore alla capacità di rigenerazione, incide direttamente sulle possibilità di una fruizione sostenibile.
Nonostante queste premesse, l’acqua è stata considerata per lungo tempo una risorsa disponibile in quantità illimitata e ciò ne ha incentivato il protrarsi nel tempo di un uso non sostenibile.
La stessa viene utilizzata per il soddisfacimento di molteplici bisogni, sia vitali sia di natura economica con riferimento ai processi produttivi, quali quelli afferenti al settore agricolo laddove la disponibilità di acqua rappresenta un rilevante e irrinunciabile fattore di competitività per la produzione vegetale e animale.
L’entità e l’importanza dei prelievi a fini agricoli risulta diversificata a livello territoriale.
A livello globale i prelievi di acqua per l’agricoltura sono particolarmente consistenti in Nord Africa, Medio Oriente e Asia Centrale (FAO,2021).
A livello nazionale, mentre nel nord Italia si registrano le condizioni climatiche più favorevoli e realtà territoriali meno complicate in relazione all’accesso all’acqua, nelle aree meridionali e nelle isole permane un importante squilibrio tra offerta e domanda (The European House Ambrosetti,2020).
Tra tutti i settori economici quello agricolo è dunque il più sensibile alla scarsità d’acqua (FAO,2021), rappresentando al contempo il settore con il più ampio margine di aggiustamento nell’uso della risorsa.[1]
La costante crescente domanda di prodotti agricoli per soddisfare le esigenze alimentari di una crescente popolazione continua a essere il principale motore dell’uso a fini irrigui dell’acqua in agricoltura (FAO Aquastat,2020).
A tali esigenze si contrappone un’offerta sempre più limitata delle risorse disponibili cui corrispondono iniziative tese a un aumento dell’efficienza rappresentata dal rapporto tra il valore della quantità di risorsa idrica impiegata e il valore del prodotto agricolo ottenuto.
Determinanti nelle scelte d’uso dell’acqua in agricoltura sono: i prezzi delle produzioni agricole; i costi della risorsa idrica; i costi dei mezzi di produzione acqua esclusa; le tecnologie d’utilizzazione impiegate (Monaco et al.,2014; in tema di contributo irriguo, v. anche Guerrini et al.,2025).
La crescente limitatezza della risorsa è stata ben evidenziata dai diversi modelli previsionali, i quali hanno sottolineato l’intensificarsi di una distribuzione irregolare delle precipitazioni con diversificazione delle disponibilità di acqua a livello territoriale e accentuazione del rischio di stress idrici coincidenti con le fasi di maggiore esigenza irrigua per l’attività agricola.
Infatti, a causa del cambiamento climatico[2] in atto, potranno intensificarsi problemi di aridità diffusa, accrescendo le necessità irrigue nell’area mediterranea di cui l’Italia è parte integrante (IPCC,2008) con conseguente accentuazione conflittuale nell’uso della risorsa qualora dovessero continuare in modo concomitante siccità, cambiamenti climatici e tendenze di crescita dei consumi (FAO,2015).
Sotto il profilo gestionale le pratiche irrigue adottate da parte degli agricoltori nel corso del tempo hanno progressivamente evidenziato il tentativo di gestire il ciclo dell’acqua in modo più efficiente rendendone indispensabile il controllo sul piano locale attraverso l’irrigazione e il drenaggio (Zucaro et al.,2013).
Tuttavia, i tentativi di efficientamento gestionale portati avanti dagli agricoltori non hanno trovato riscontro nella definizione delle tariffe applicate per l’uso della risorsa, le quali non incentivano all’efficienza e non evitano sprechi.
Le politiche
Le particolari caratteristiche del bene e le funzioni assicurate dallo stesso hanno comportato nel tempo l’adozione di politiche pubbliche volte a intervenire nelle problematiche di diversa natura riguardanti l’uso della risorsa idrica.
In particolare, la questione del come assicurare la sicurezza idrica dei singoli Paesi, ottemperando alle necessità di sviluppo, è stata al centro di numerose iniziative svoltesi a livello Internazionale tra cui:
– la Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sull’acqua tenutasi a Mar del Plata nel 1977 concernente il diritto di tutte le popolazioni ad avere accesso all’acqua nella quantità e qualità necessaria al soddisfacimento dei propri bisogni;
– la Conferenza Internazionale di Dublino del 1992 su acqua e ambiente consacrante il valore economico dell’acqua quale risorsa vulnerabile e vitale nell’intera catena di produzione alimentare;
– la necessità di perseguire il raggiungimento dell’Obiettivo 6[3] dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile al fine di garantire un uso sostenibile della risorsa;
– la Conferenza sull’acqua, tenutasi nel 2022 a Roma sotto l’egida della FAO (Food and Agricultural Organisation), in ordine alla necessità di sviluppare e valutare nuove strategie intersettoriali per una governance efficace dell’acqua (FAO,2023) bilanciandone i diversi usi senza compromettere le necessità di salvaguardia ambientale (Butterworth et al.,2010).
Gli indirizzi comunitari e nazionali, invece, si sono soffermati sui contenuti gestionali e sul come renderli compatibili con le diverse esigenze di natura ambientale (equilibrio degli ecosistemi) e di sostenibilità delle attività economiche e sociali ad essi associati. L’approccio normativo dell’Unione Europea alla gestione delle risorse idriche ha visto un’evoluzione continua, con l’introduzione di strumenti legislativi sempre più completi e dettagliati creando un quadro giuridico complesso e in continua evoluzione per la gestione delle risorse idriche, che risponde non solo a esigenze ambientali e di salute pubblica ma anche a nuove sfide legate alla digitalizzazione e alla sicurezza informatica.
Le prime direttive, adottate negli anni ’70 e ’80, hanno avuto come obiettivo principale il miglioramento della qualità dell’acqua destinata al consumo umano e la riduzione dell’inquinamento delle acque reflue. Con l’introduzione della Direttiva 75/440/CEE, in particolare, l’UE ha stabilito le condizioni minime per la qualità delle acque destinate alla produzione di acqua potabile mentre con la Direttiva 91/271/CEE ha individuato precisi obblighi riguardanti il trattamento delle acque reflue urbane e industriali, quali la dotazione di appositi impianti atti a prevenire il rilascio incontrollato di inquinanti nei corpi idrici e scadenze per l’adeguamento degli impianti esistenti.
Con l’adozione del Trattato di Maastricht, nel 1992, l’Unione ha messo l’ambiente al centro delle sue politiche, promuovendo un approccio a lungo termine che considerasse la gestione delle risorse idriche non solo come un aspetto legato alla qualità dell’acqua, ma anche alla salvaguardia degli ecosistemi acquatici.
La Direttiva sull’acqua potabile (98/83/CE), infatti, ha stabilito limiti severi per la qualità dell’acqua destinata al consumo umano, fissando standard precisi per la presenza di contaminanti chimici, biologici e microbiologici come piombo, pesticidi, mercurio e batteri patogeni, al fine di proteggere la salute pubblica.
In seguito, la Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) ha stabilito che tutte le acque superficiali e sotterranee dovessero raggiungere il “buon stato ecologico” entro il 2015, imponendo agli Stati membri di elaborare piani di gestione delle risorse idriche che tenessero conto delle peculiarità ecologiche e geografiche di ciascuna area e che prevedessero azioni mirate per il miglioramento della qualità delle acque (superficiali e sotterranee) nonché la conservazione degli ecosistemi acquatici considerando anche gli impatti delle attività agricole e industriali.
Inoltre, la Direttiva 2006/118/CE sulle acque sotterranee ha introdotto misure di prevenzione contro la contaminazione delle falde acquifere. Con il passare degli anni, altre normative hanno continuato a rafforzare il quadro giuridico europeo. La crescente preoccupazione per la qualità delle acque di balneazione, per esempio, ha portato all’adozione del Regolamento dell’UE 2020/741, che ha aggiornato le norme relative alla qualità delle acque balneabili, fissando nuovi standard per proteggere la salute pubblica e garantire la sicurezza dei bagnanti.
Un aspetto che ha acquisito crescente rilevanza nella gestione delle risorse idriche è la cybersecurity, in risposta alla crescente digitalizzazione delle infrastrutture idriche. I sistemi di distribuzione dell’acqua potabile, infatti, si sono evoluti, utilizzando tecnologie avanzate per il monitoraggio in tempo reale della qualità e quantità delle acque distribuite. Tuttavia, questa maggiore interconnessione digitale ha comportato nuovi rischi, legati agli attacchi informatici, che potrebbero compromettere non solo la sicurezza delle risorse idriche, ma anche i dati sensibili raccolti attraverso questi sistemi. In questo contesto, l’Unione Europea ha promosso misure per la protezione delle infrastrutture critiche, compreso il settore delle risorse idriche, attraverso la Direttiva NIS (Network and Information Systems Directive), che stabilisce obblighi di sicurezza per la protezione delle reti e dei sistemi informativi vitali per il funzionamento delle infrastrutture essenziali. Inoltre, con il Regolamento sulla protezione dei dati personali (GDPR), sono state introdotte misure rigorose per proteggere i dati sensibili raccolti durante il monitoraggio e la gestione delle risorse idriche, affrontando anche le preoccupazioni legate alla privacy. Attraverso l’emanazione della Direttiva Comunitaria 2000/60 innanzi menzionata viene sancito il principio secondo il quale l’acqua è una risorsa vulnerabile essenziale per sostenere la vita, lo sviluppo e l’ambiente alla quale occorre riconoscere un valore economico. Nel timore che l’adozione di questo principio portasse a prezzi dell’acqua che avrebbero danneggiato gli interessi degli agricoltori, in particolare di quelli maggiormente marginalizzati dal punto di vista economico, fu aggiunto che, oltre ad avere una funzione economica, l’acqua dovesse essere considerata un bene sociale. Secondo tale impostazione, la gestione del bene doveva avvenire attraverso un’allocazione efficiente, ponendo fine agli sprechi e ai danni ambientali legati a un eccessivo sfruttamento. La Direttiva è così intervenuta in modo determinante sotto il profilo economico sancendo l’applicabilità, anche se non vincolante, del principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici prevedendo l’adozione di misure adeguate volte ad attribuire al prezzo dell’acqua il costo complessivo (full cost) di tutti i servizi a essa connessi. Secondo l’art. 154 del d.lgs. 152/2006, la tariffa costituisce il corrispettivo spettante al servizio idrico e viene determinata tenendo conto: della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari; dell’entità dei costi, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio del “chi inquina paga”. Al riguardo, occorre menzionare le proposte di legge n. 52 (Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque) e n. 773 (Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque), discusse nel corso della diciottesima legislatura, ed aventi la finalità di dettare i principi attraverso i quali deve essere utilizzato, gestito e governato il patrimonio idrico nazionale. Il punto essenziale in cui divergono le proposte è rappresentato dall’interesse economico del servizio. Mentre nella proposta n.52 si parla di “servizio pubblico locale di interesse generale non destinato ad essere collocato sul mercato in regime di concorrenza”, in quella n.773 il servizio idrico viene inteso come “servizio pubblico locale di interesse economico generale assicurato alla collettività”. Con riferimento all’uso della risorsa idrica in agricoltura, è di particolare interesse quanto disposto al comma 5 dell’art. 3 della proposta 52 e alla lettera b), capoverso 4.1, del comma 4 dell’art. 2 della proposta 773, dove si afferma che l’uso dell’acqua per l’agricoltura e per l’alimentazione animale è prioritario rispetto ai rimanenti usi. Nel citato capoverso 4.1 del comma 4 dell’art. 2 dell’A.C. 773 viene altresì disposto che l’utilizzo dell’acqua per l’agricoltura e per l’alimentazione animale deve essere reso efficiente tramite l’adozione di tutte le migliori tecniche e dei metodi disponibili al fine di limitare il più possibile gli sprechi a parità di risultato atteso.
Complessivamente, in tema di gestione, entrambi le proposte di legge confermano quanto anticipato con il D.P.C.M. del 13 ottobre 2016, attraverso il quale il legislatore ha istituito la tariffa sociale del SII (Servizio Idrico Integrato) da applicare alle utenze domestiche in condizioni economiche disagiate, applicabile tramite agevolazioni e bonus, ma vincolata al recupero con il metodo tariffario di quanto stanziato a tali fini.
Detto provvedimento s’inserisce nel solco dell’identificazione dell’acqua come bene comune appartenente a tutti gli esseri viventi e loro diritto imprescindibile, ragion per cui il suo accesso deve essere comunque garantito, indipendentemente dai costi economici, in quantità e qualità sufficiente.
Le politiche descritte s’intersecano con quelle riguardanti l’intervento pubblico in agricoltura che ha come punto di riferimento principale il Piano Strategico Nazionale della Politica Agricola Comunitaria per il periodo 2023-2027 (MIPAAF,2022) afferente il soddisfacimento dell’esigenza di efficientamento e sostenibilità dell’uso delle risorse idriche nel comparto agricolo e agroalimentare; di valorizzazione dei sistemi irrigui a livello aziendale e consortile; della promozione dello stoccaggio e del riuso della risorsa anche attraverso pratiche agronomiche.
Segnatamente, sono previsti investimenti aziendali per il miglioramento, rinnovo e ripristino di impianti irrigui aziendali che comportino un risparmio nell’utilizzo di risorse idriche nonché investimenti che promuovono lo stoccaggio e il riuso di tali risorse, anche nell’ottica di garantire l’irrigazione di soccorso in periodi di scarsa disponibilità.
Il Piano evidenzia come il soddisfacimento delle esigenze trovi riscontro per il suo completamento con quanto contemplato dal PNRR che prevede Investimenti nella resilienza dell’agro-sistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche (M2C4 Investimento 4.3).
L’obiettivo di questa misura è aumentare l’efficienza dei sistemi irrigui attraverso lo sviluppo di infrastrutture innovative e digitalizzate atte a ridurre le perdite e a favorire la misurazione e il monitoraggio delle fasi per un settore agricolo più sostenibile che si adatti meglio ai cambiamenti climatici.
Particolarmente importante è, all’interno del Piano strategico, il riferimento alle necessità d’integrazione delle disponibilità idriche attraverso la realizzazione e/o l’adeguamento degli impianti di depurazione per renderli idonei alla produzione di acque destinate al riuso irriguo, anche al fine di promuovere e garantire l’applicabilità del Regolamento UE 2020/741 sul riutilizzo dell’acqua entrato in vigore nel 2023.
Le posizioni emerse ai diversi livelli sono rappresentabili in due diverse visioni delle politiche da sviluppare sintetizzabili nella tabella seguente:
Tab.1 Traiettorie politiche sull’acqua
| Acqua come bene economico | Acqua come diritto |
| L’acqua è un bene economico e come tale può essere venduto, acquistato o scambiato. | Accesso all’acqua in quantità e qualità sufficienti come diritto essenziale |
| L’accesso all’acqua è un bisogno vitale, non un diritto umano. | Acqua come bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi |
| L’ acqua deve essere gestita come risorsa strategicamente importante | Autorità pubbliche garanti del diritto all’acqua |
| L’acqua deve essere utilizzata in modo efficiente | Partecipazione dei cittadini alle politiche sull’acqua |
Risultati dell’analisi
Il livello raggiunto dalla superficie irrigabile dell’agricoltura italiana può essere considerato in linea con le necessità di perfezionamento delle iniziative irrigue programmate nel corso del tempo.
Le necessità infrastrutturali paiono, pertanto, necessarie con riferimento a interventi di ristrutturazione e ammodernamento della rete o a investimenti puntuali e a basso costo in grado di far fronte a emergenze dettate dall’influenza negativa esercitata dalla modifica delle condizioni pedoclimatiche locali.
L’acqua disponibile non pare utilizzata secondo logiche di convenienza economica basate sul contenimento degli sprechi e sui meccanismi di tariffazione che non appaiono diversificati sulla base dei livelli di efficienza e sostenibilità effettivamente rappresentati dall’offerta.
L’individuazione di un giusto prezzo anche per i diversi impieghi alternativi dell’acqua renderebbe più efficiente anche l’allocazione delle risorse idriche disponibili.
Le modalità gestionali definite dal quadro di riferimento legislativo lasciano insolute le problematiche riguardanti l’efficientamento delle modalità gestionali nell’uso della risorsa.
Il riconoscimento da parte del legislatore di una tariffa sociale rappresenta il tentativo di far fronte all’impatto negativo rappresentato dal pagamento del costo pieno per quella parte di popolazione in condizioni economicamente disagiate.
L’accessibilità garantita a tariffe agevolate non riguarda solo gli usi civili ma anche altri usi. L’acqua viene cioè trattata alla stregua di bene pubblico pur avendo caratteristiche di bene comune, cioè di bene per il quale valgono la non escludibilità (nessuno può essere escluso dall’uso del bene) e, a differenza del bene pubblico, la rivalità (il consumo di acqua da parte di un soggetto ne può ridurre la disponibilità per un altro soggetto).
Questa caratteristica implica la necessità di non poter affrontare la gestione dell’acqua con criteri non legati all’economia e all’efficienza. In caso di una gestione non efficiente e non economica tutti i potenziali fruitori della risorsa tenderebbero, al fine di massimizzare i propri benefici, a sfruttarla eccessivamente, portando a un suo depauperamento e a una accentuazione delle conflittualità.
La garanzia fornita alla collettività in merito alla possibilità di aver sempre e comunque accesso all’acqua, anche nel caso di usi produttivi attraverso la garanzia di tariffe adeguate, riduce la possibilità di avere una gestione economicamente efficiente incentivando utilizzazioni non compatibili con la corretta conservazione della risorsa.
Le dinamiche descritte impongono la revisione, nel tempo, delle politiche pubbliche sull’acqua. Le proposte normative succedutesi, hanno sempre ricercato un punto di equilibrio che ottemperasse contemporaneamente alle necessità di salvaguardia e di fruibilità diffusa della risorsa.
L’adozione di provvedimenti legislativi riguardanti l’applicazione di tariffe sociali per l’uso della risorsa appare insufficiente a dare una risposta complessiva alle diverse istanze portate avanti sul piano sociale e rende improcrastinabile una revisione del quadro normativo a partire da una maggiore differenziazione nelle modalità di gestione della risorsa in funzione delle differenti destinazioni d’uso.
Occorre tenere maggiormente conto della multifunzionalità d’uso della risorsa e della conseguente necessità di disgiungere per quanto possibile la modalità di gestione a fini produttivi da quella per usi civili.
Conclusioni
La tariffazione della risorsa destinata a usi produttivi e all’agricoltura in particolare necessita di essere rivista in funzione di un’applicazione del costo pieno coerente con il livello di efficienza dei servizi di fornitura e attenta, al tempo stesso, ad assicurare la sostenibilità nell’uso della risorsa secondo le sue diverse declinazioni.
Per arrivare a ciò appare evidente la necessità di incrementare la produttività economica della risorsa al fine di compensare l’eventuale aumento di tariffa determinato dall’applicazione del costo pieno.
La ricerca di soluzioni in grado di aumentare la produzione utilizzando meno acqua è diventata una priorità cruciale per il futuro (OECD,2018).
La ricerca sta, ad esempio, lavorando per aumentare la capacità di stoccaggio dell’acqua nei terreni utilizzati per scopi agricoli. La modernizzazione dei sistemi di irrigazione è aumentata e anche la produttività dell’acqua è notevolmente migliorata.
La recente approvazione del Metodo Tariffario Unico, deliberato nel dicembre 2019 da parte dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente per il periodo 2020-2023, e applicato a chi, a qualunque titolo, gestisce il servizio idrico sul territorio nazionale, costituisce sicuramente un passo importante nella direzione dell’applicazione di tariffe capaci di tener conto delle specificità locali riconoscendo a tutti i servizi idrici il giusto prezzo in funzione della destinazione d’uso tenendo conto del loro costo economico reale.
Per quanto riguarda le scelte operate in ambito di Piano Strategico Nazionale queste paiono suscettibili di dar luogo a criticità rappresentate sia dalla copertura disomogenea del territorio Nazionale da parte dei sistemi irrigui consortili anche per incompletezza delle opere avviate che dal non inserimento delle azioni complementari in un quadro maggiormente unitario e strategico in grado di identificare le priorità tipologiche e, nell’ambito di queste, gli investimenti irrigui da realizzare a livello territoriale.
Sotto i diversi punti di vista esaminati e con particolare riferimento alle criticità di natura economica registrate si ritengono prioritarie le seguenti azioni:
- Favorire, in ogni contesto, la produttività economica dell’acqua grazie a politiche pubbliche volte a incentivare l’adozione di nuove tecnologie;
- favorire, dove possibile, l’utilizzo di fonti idriche alternative;
- studiare e sviluppare di incentivi economici, differenziati per tipologia d’impresa, allo scopo di promuovere un uso efficiente delle risorse idriche a livello aziendale;
- aumentare, secondo criteri di priorità infrastrutturale territoriale, la capacità di gestire la scarsità idrica a livello aziendale.
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[1] La scarsità di acqua è un concetto relativo che si basa sulla variabilità del rapporto domanda offerta di acqua e sugli eventuali relativi squilibri. La scarsità di acqua si determina sulla base di tre diverse dimensioni: l’insufficiente disponibilità di acqua dolce; l’inefficienza dei servizi idrici; la mancanza di infrastrutture adeguate.
[2] Indicano prolungate alterazioni della temperatura (riscaldamento globale) e delle condizioni atmosferiche dipendenti in misura predominante dalle attività umane.
[3] L’obiettivo perseguito è la garanzia di acqua pulita e servizi igienico sanitari partendo dalla constatazione che l’acqua è una risorsa a rischio per la quale la domanda cresce più velocemente rispetto all’aumento della popolazione. Nel mondo 785 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile mentre sono due miliardi le persone che vivono in Paesi soggetti a forte stress idrico ed entro il 2030 potrebbero essere 700 milioni gli sfollati a causa di grave scarsità d’acqua.





