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Diritto di Internet

In totale sono stati pubblicati 12 articoli nella sezione “Diritto di Internet”, di seguito elencati dal più recente:

 

LA DIFFUSIONE DI IMMAGINI E VIDEO SESSUALMENTE ESPLICITI A SCOPO DI VENDETTA: NORMATIVA ITALIANA TRA INCERTEZZE ERMENEUTICHE E SCENARI REPRESSIVI
di Eugenia Mottola (N. III_MMXVII)
Il nuovo art. 612-ter c.p. - come disegnato dalla proposta di legge n. 4055, attualmente in attesa di approvazione alla Camera - introduce il reato di “Diffusione di immagini e video sessualmente espliciti”, prevedendo la punibilità con la reclusione da uno a tre anni di chiunque pubblichi nella rete internet, senza l’espresso consenso delle persone interessate, immagini o video privati.
NUOVE DISPOSIZIONI A TUTELA DEI MINORI PER LA PREVENZIONE ED IL CONTRASTO AL CYBERBULLISMO
di Elena Bassoli (N. III_MMXVII)
Legge 29 maggio 2017, n. 71. Pubblicato in GU Serie Generale n.127 del 03-06-2017 la Legge 29 maggio 2017 n. 71 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” in vigore dal 18 giugno 2017. Il provvedimento intende contrastare il fenomeno in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti.
TRUFFE ONLINE E MINORATA DIFESA: L’AGGRAVANTE DEL “LUOGO”
di Domingo Magliocca (N. II_MMXVII)
Corte di Cassazione, Sezione II Penale, sentenza n. 43705 del 29 settembre 2016 e depositata il 14 ottobre 2016. La Corte di Cassazione, ritenendo fondato quanto addotto dal P.M., ricorda che l’art. 61, comma 1, n. 5, cod. pen., stabilisce che l’aggravante della cosiddetta minorata difesa si configura allorquando l’agente abbia “approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”. Per la sua applicazione, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità condivisa dal Collegio, occorre che vi siano condizioni oggettive conosciute dall’agente e di cui questi abbia volontariamente approfittato, valutazione che deve essere fatta “in concreto”, “caso per caso” e secondo una “valutazione complessiva” degli elementi disponibili. Con riferimento al “luogo” di commissione del delitto, il Collegio ritiene che la circostanza aggravante sia sussistente: infatti, sarebbe fuorviante individuare, ai fini di interesse, il luogo della condotta illecita nell’ambiente informatico o telematico utilizzato per commettere il reato.
LA CASELLA DI POSTA È UN “SISTEMA INFORMATICO” RILEVANTE AI SENSI DELL’ART. 615 TER C.P.
di Antonio Di Tullio D’Elisiis (N. II_MMXVI)
Corte di Cassazione, Sezione V penale, sentenza n. 13057 del 28 ottobre 2015 e depositata il 31 marzo 2016. Con la sentenza in argomento la Cassazione ha affermato per un verso che, tra i sistemi informatici che possono essere oggetto della condotta delittuosa preveduta dall’art. 615 ter c.p. (vale a dire il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico), vi è anche la casella di posta elettronica, per altro verso, ha chiarito come e in che termini questa casella di posta elettronica possa essere oggetto dell’attività delittuosa prevista dall’art. 615 ter c.p.
PER UNA TEORIA DELLA RESPONSABILITÀ ALGORITMICA GLOBALE
di Elena Bassoli (N. IV_MMXV)
Il mondo è pieno di decisioni algoritmicamente guidate. Un’informazione errata o discriminatoria può rovinare irrimediabilmente le prospettive di lavoro o di credito di qualcuno. Gli algoritmi rimangono impenetrabili agli osservatori esterni perché protetti dal segreto industriale. Risulta quindi fondamentale che i cittadini possano conoscere e contribuire alla regolamentazione della pratiche commerciali dei giganti dell’informazione.
UN PORTALE COMMERCIALE DI NEWS RISPONDE DI DIFFAMAZIONE SE NON RIMUOVE LE OFFESE DI TERZI
di Angela Gabriele (N. IV_MMXV)
Corte europea dei diritti dell’Uomo, Grande Camera, sentenza del 16 giugno 2015 (ricorso n. 64569/09). La Corte europea dei diritti dell’Uomo ha respinto il ricorso di una società estone, che gestisce un portale di informazione, pubblicando articoli e notizie e consentendo l’aggiunta di commenti, senza moderazione e senza registrazione obbligatoria. Il manager di una società di traghetti era stato vittima di commenti offensivi e ne aveva chiesto la rimozione, avvenuta dopo 6 settimane. Di qui l’azione giudiziaria e la condanna del portale a una sanzione pecuniaria di 320 euro.
FALSO PROFILO SU FACEBOOK PER CONTROLLARE IL LAVORATORE COSTITUISCE CONTROLLO DIFENSIVO
di Angela Gabriele (N. III_MMXV)
Corte di Cassazione, Sezione IV Lavoro, sentenza n. 10955 del 17 dicembre 2014 e depositata il 27 maggio 2015. La creazione, da parte di preposto aziendale e per conto del datore di lavoro, di un falso profilo Facebook, al fine di effettuare un controllo sull’attività del lavoratore, già in precedenza allontanatosi dalla postazione lavorativa per parlare al cellulare, esula dal divieto di cui all’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, trattandosi di controllo difensivo, volto alla tutela dei beni aziendali, insuscettibile di violare gli obblighi di buona fede e correttezza in quanto mera modalità di accertamento dell’illecito comportamento del dipendente.
NESSUN OBBLIGO DI PREVENTIVO VAGLIO DELLA TITOLARITÀ DEL DIRITTO D’AUTORE PER L’HOSTING PROVIDER
di Michele Iaselli (n.I_MMXV)
Corte di Appello di Milano, sentenza n. 29/2014. Il giudice di 2° grado riformando, a favore del provider, la sentenza n. 10893/2011 del Tribunale di Milano si allontana molto da quel delicato assetto di equilibrio e di bilanciamento che, ormai, si stava delineando in materia sia in dottrina che in giurisprudenza, e che in verità in toto aveva recepito il giudice di prime cure.
INTEGRA IL REATO DI SOSTITUZIONE DI PERSONA L’UTILIZZO DI UN “PROFILO” SUL SOCIAL NETWORK CON L’EFFIGE DI UN’ALTRA PERSONA INCONSAPEVOLE
di Pietro Errede
Corte di Cassazione, Sezione V Penale, sentenza n. 25774 del 23 aprile 2014 e depositata il 16 giugno 2014: integra il reato di sostituzione di persona (art. 494 cod. pen.), la condotta di colui che crei ed utilizzi un “profilo” su social network, utilizzando abusivamente l’effige di una persona del tutto inconsapevole.
GOOGLE VIDEO NON HA L’OBBLIGO DI SORVEGLIANZA DEI DATI IMMESSI DA TERZI
di Elena Bassoli (N. I_MMXIV)
Corte di Cassazione, Sezione III Penale, sentenza n. 5107 del 17 dicembre 2013 e depositata il 3 febbraio 2014. La Suprema Corte ha affermato che l’Internet Hosting Provider, per la mancanza di un obbligo generale di sorveglianza, non è responsabile della liceità del trattamento dei dati personali memorizzati a richiesta degli utenti su una piattaforma video accessibile sulla rete Internet.
IL «LINK» PUÒ RINVIARE AD OPERE PROTETTE DISPONIBILI IN ACCESSO LIBERO SU INTERNET
di Marzia Minozzi ( N. I_MMXIV )
Corte di giustizia dell’Unione europea - Sentenza nella causa C-466/12 del 13 febbraio 2014. Su un sito Internet era stata pubblicata, in libero accesso, una serie di articoli di stampa redatti da vari giornalisti svedesi. Una società che gestisce un sito Internet in Svezia, che a sua volta fornisce ai propri clienti collegamenti Internet «cliccabili» (c.d. «hyperlink» o «link»), aveva pubblicato il collegamento a questi articoli senza richiedere ai giornalisti interessati l’autorizzazione. Nella sentenza del 13 febbraio 2014 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha rilevato che il fatto di fornire link «cliccabili» verso opere protette costituisce un atto di comunicazione. La Corte ha quindi stabilito che il proprietario di un sito Internet può rinviare, tramite «link», ad opere protette disponibili in accesso libero su un altro sito, senza l’autorizzazione dei titolari dei relativi diritti d’autore.