Sicurezza e Giustizia

Giovanni FRANCOLINI

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Giovanni FRANCOLINI è giudice del Tribunale di Palermo dove ha svolto, tra le altre, le funzioni di giudice per le indagini preliminari ed è in atto assegnato alla Sezione Misure di Prevenzione.

È dottore di ricerca in Fondamenti del diritto europeo e metodologia comparatistica; è stato visiting scholar presso l’Institute of Criminology della Cambridge University, docente e tutor di diritto penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali “G. Scaduto” dell’Università degli Studi di Palermo nonché docente di diritto penale presso la LUMSA di Roma (Facoltà di Scienze della Formazione Santa Silvia – Palermo).

È autore di pubblicazioni in materia di diritto penale e procedura penale.

 

 

 


 

Articoli pubblicati

LA CIRCOSTANZA AGGRAVANTE DELL’UTILIZZO DEL METODO MAFIOSO POSTULA L’EFFETTIVO IMPIEGO DELLA FORZA DI INTIMIDAZIONE DERIVANTE DAL VINCOLO ASSOCIATIVO
di Giovanni Francolini (N. IV_MMXV)
Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 47588 del 30 aprile 2015, depositata il 2 dicembre 2015 “La configurabilità della circostanza aggravante prevista dall’art. 7 D.L. 13 maggio 1991 n. 152, conv. in legge 12 luglio 1991 n. 203, nella forma del «metodo mafioso», è subordinata alla sussistenza nel caso concreto di condotte specificamente evocative della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, non potendo essere desunta unicamente dalla peculiare carica di intimidazione connessa allo strumento prescelto dal reo (nel caso di specie, la condotta degli agenti si era sostanziata nell’attentato ai danni dei mezzi operativi presenti nel cantiere della persona offesa)”.
MAFIA CAPITALE: LA SUPREMA CORTE RIBADISCE I PRINCÌPI DI DIRITTO IN MATERIA DI ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO
di Giovanni Francolini (N. IV_MMXV)
Corte di Cassazione, Sezione VI penale, sentenza n. 24535 del 10 aprile 2015 e depositata il 9 giugno 2015. “Ai fini della configurabilità del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, la forza intimidatrice espressa dal vincolo associativo dalla quale derivano assoggettamento ed omertà può essere diretta a minacciare tanto la vita o l’incolumità personale, quanto, anche o soltanto, le essenziali condizioni esistenziali, economiche o lavorative di specifiche categorie di soggetti. Ferma restando una riserva di violenza nel patrimonio associativo, tale forza intimidatrice può venire acquisita con la creazione di una struttura organizzativa che, in virtù di contiguità politiche ed elettorali, con l’uso di prevaricazioni e con una sistematica attività corruttiva, esercita condizionamenti diffusi nell’assegnazione di appalti, nel rilascio di concessioni, nel controllo di settori di attività di enti pubblici o di aziende parimenti pubbliche, tanto da determinare un sostanziale annullamento della concorrenza o di nuove iniziative da parte di chi non aderisca o non sia contiguo al sodalizio”.