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L’intelligenza artificiale, la Nuova Pandemia digitale silenziosa?

Il futuro ha bisogno di regole

di Michele Lippiello

Nell’intimo delle nostre case mentre la pandemia da Covid-19 ci costringeva alla distanza fisica, un’altra epidemia, più silenziosa ma altrettanto pervasiva, si diffondeva: la pandemia digitale, un fenomeno informatico diffusosi rapidamente su larga scala e in modo incontrollato alla stregua di quella biologica che si propaga tra le persone. Spinti dalla necessità, abbiamo trasferito gran parte delle nostre vite online: scuola, lavoro e relazioni. Ma cosa abbiamo perso in questo passaggio repentino al virtuale?
Dietro l’entusiasmo per le sue potenzialità (automazione, velocità ed efficienza) si nasconde una sequela di rischi reali: perdita di posti di lavoro, discriminazioni algoritmiche, diffusione di disinformazione e manipolazione dell’opinione pubblica.

Alla pandemia digitale si può imputare gli attacchi informatici globali (malware, ransomware o virus informatici); la disinformazione virale con la diffusione massiva di notizie false, teorie del complotto o contenuti manipolati tramite social media nonché la dipendenza o danni sociali come l’abuso generalizzato del social, del gaming o dei contenuti online che colpiscono intere popolazioni con conseguenze politiche, culturali o sanitarie.
Non siamo di fronte a una tecnologia neutra, ma a un fenomeno politico- culturale che merita la massima attenzione, efficace controllo e, soprattutto, opportuna trasparenza.

La reale pandemia digitale non consiste solo nell’abuso della tecnologia, ma anche nell’assuefazione all’IA senza una bussola etica: ci affidiamo fiduciosamente agli algoritmi, spesso senza comprendere come funzionano o a chi rispondono; le decisioni si automatizzano, ma i diritti, la responsabilità e la persipicuità rischiano di scomparire dietro una riga di codice. Molti sistemi di IA, soprattutto quelli basati su deep learning, sono “scatole nere”: i loro processi decisionali non sono comprensibili nemmeno dagli sviluppatori e ciò rende, quindi, arduo fidarsi delle loro decisioni.

L’intelligenza artificiale – essendo utilizzata per analizzare enormi quantità di dati personali – stà assumendo un ruolo sempre più centrale in ambiti come giustizia, sicurezza, comunicazione, lavoro.
La digitalizzazione ha permesso la continuità di molte attività, ma ha anche accentuato disuguaglianze sociali, creato dipendenze tecnologiche e ridotto drasticamente i momenti di autentica interazione umana. Adolescenti e ragazzi, in particolare, hanno vissuto una scuola fatta di schermi, spesso alienante, con conseguenze psicologiche ancora da lineare completamente.

Il lavoro agile ha offuscato i confini tra tempo libero e professione contribuendo all’esaurimento digitale. Le fake news si sono propagate come virus, infettando il dibattito pubblico. La pandemia digitale, a differenza di quella sanitaria, non è destinata a svanire con un vaccino ma necessita di consapevolezza ed educazione nonché di una riflessione collettiva.
Serve una governance chiara che non abbandoni lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nella totale ed esclusiva gestione delle grandi aziende tecnologiche. Occorrono norme, ma anche educazione digitale perché il cittadino del futuro dovrà sapere come funzionano gli algoritmi che influenzano le sue scelte quotidiane.
Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di imparare a viverla con il giusto equilibrio ponendo al centro l’essere umano in quanto non tutto ciò che è connesso è realmente comunicazione e non tutto ciò che è veloce è anche giusto.

Lawful Interception per gli Operatori di Tlc

Concludo affermando che la pandemia digitale non “si cura” spegnendo gli schermi, ma “accendendo” il pensiero critico: la vera sfida del nostro tempo è convivere con l’IA governandola prima che sia essa a dominarci.
E per ultimo, si avverte la necessità di una cultura dell’Intelligenza Artificiale non per arrestare il progresso ma per guidarla: la grande insidia non è che l’IA diventi più intelligente di noi, ma che noi smettiamo di usarla con assennatezza e intelligenza.

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