di Alberto Vitali e Martina Lippiello
[IT] Questo contributo, risultato di un’articolata attività di studio universitario, delinea l’importanza dei cianobatteri come fonte innovativa di sostanze bioattive e come la loro produzione attuale miri alla salvaguardia della salute delle persone e a non incidere negativamente sull’ambiente.
[EN] This article, that is the result of extensive university research activity, outlines the importance of cyanobacteria as an innovative source of bioactive substances and how their current production aims to protect human health and avoid negative impacts on the environment.
I cianobatteri sono microrganismi fotosintetici tra i più antichi del pianeta, veri precursori della vita sulla Terra. Nonostante siano procarioti, quindi privi di nucleo e organelli definiti, riescono a compiere fotosintesi ossigenica grazie alla presenza di pigmenti come la clorofilla, le ficobiliproteine e i carotenoidi. Proprio questa capacità ha permesso, miliardi di anni fa, la produzione di ossigeno nell’atmosfera terrestre, rendendo possibile lo sviluppo della vita aerobica. Appartengono al dominio Bacteria ma si differenziano dagli altri batteri per la loro abilità fotosintetica. Si trovano ovunque: negli oceani, nei laghi, nelle rocce, nei deserti e perfino nelle sorgenti termali. La loro versatilità ecologica li rende un modello perfetto per studi ambientali e biotecnologici.
Il ciclo vitale dei cianobatteri varia in base alla specie e all’ambiente in cui si sviluppano. Possono esistere come cellule isolate, ma anche organizzarsi in colonie filamentose, spesso caratterizzate da cellule differenziate, come le eterocisti, specializzate nella fissazione dell’azoto atmosferico, rendendolo utilizzabile per i loro processi vitali.
Le condizioni ottimali per la loro crescita includono la presenza di luce, sali minerali, anidride carbonica e temperature moderate. Tuttavia, molte specie sono in grado di adattarsi anche ad ambienti estremi, dimostrando una sorprendente resistenza e versatilità biologica.
Grazie alla loro capacità di adattarsi a condizioni ambientali estreme, i cianobatteri producono metaboliti secondari in risposta a stimoli esterni. Questi composti non sono coinvolti direttamente nella crescita o nella riproduzione cellulare, ma svolgono funzioni essenziali per la sopravvivenza, la protezione e l’adattamento dell’organismo. Proprio tali proprietà rendono queste sostanze di grande interesse cosmetico, poiché molte di esse possiedono effetti protettivi, antiossidanti, idratanti e rigeneranti, ideali per contrastare gli stress ambientali a cui è esposta la pelle.
Tra le principali categorie di metaboliti prodotti dai cianobatteri, troviamo innanzitutto i pigmenti fotosintetici, come le ficobiliproteine e i carotenoidi, che oltre a svolgere un ruolo chiave nella cattura della luce solare, possiedono potenti proprietà antiossidanti e fotoprotettive. Questi pigmenti aiutano a contrastare i radicali liberi generati dall’esposizione ai raggi UV e a prevenire il fotoinvecchiamento cutaneo, rendendoli ingredienti preziosi per cosmetici antiage e solari.
Un altro gruppo di sostanze di grande interesse è rappresentato dagli EPS (polisaccaridi extracellulari), zuccheri complessi secreti all’esterno delle cellule, capaci di trattenere l’acqua e formare un film protettivo sulla superficie cutanea. Questi polisaccaridi svolgono un’azione idratante, lenitiva e anti-inquinamento, particolarmente utile nelle formulazioni per pelli secche o sensibili.
I cianobatteri producono anche MAAs (Mycosporine-like Amino Acids), piccole molecole idrosolubili che agiscono come filtri UV naturali, in grado di assorbire selettivamente la radiazione solare nella gamma UV-A e UV-B. Oltre alla funzione fotoprotettiva, i MAAs mostrano anche attività antinfiammatoria e antiossidante, con effetti positivi sulla salute e l’equilibrio della pelle.
Non meno importanti sono i peptidi bioattivi, alcuni dei quali presentano azione antimicrobica o rigenerante, con possibili applicazioni in cosmetici specifici per pelli impure, acneiche o soggette a stress ossidativo. Alcuni lipopeptidi, in particolare, stanno emergendo come alternative naturali ai conservanti sintetici.
Infine, tra i metaboliti secondari figurano anche acidi grassi insaturi, glicerolipidi e steroli vegetali, che contribuiscono alla riparazione della barriera cutanea, migliorano l’elasticità della pelle e svolgono una funzione nutriente e riequilibrante. Insieme a composti fenolici e altre molecole aromatiche, questi costituenti rafforzano il profilo funzionale dei cianobatteri, conferendo ai loro estratti un potenziale cosmetico ampio e diversificato.
Per poter sfruttare a livello industriale i metaboliti bioattivi dei cianobatteri a fini cosmetici, è fondamentale coltivarli in condizioni controllate che ne favoriscano la crescita e la produzione di sostanze funzionali. A livello industriale, le coltivazioni avvengono principalmente attraverso due modalità: sistemi aperti e sistemi chiusi. Entrambe le soluzioni presentano vantaggi e criticità, e la loro scelta dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di ceppo, la destinazione d’uso e il grado di purezza richiesto.

I sistemi aperti sono i più antichi e diffusi. Si tratta generalmente di vasche all’aperto o canali circolari (raceway ponds), in cui i cianobatteri vengono coltivati sfruttando la luce solare naturale e l’aggiunta di nutrienti. Questa modalità è caratterizzata da costi di realizzazione e gestione relativamente bassi, e risulta adatta alla coltivazione di ceppi robusti, come Spirulina o Anabaena, che tollerano condizioni ambientali meno controllate. Tuttavia, l’esposizione all’ambiente esterno rende questi sistemi vulnerabili a contaminazioni da altri microrganismi, variazioni climatiche, evaporazione e sbalzi di temperatura, che possono compromettere sia la resa che la qualità della biomassa prodotta. Inoltre, è più difficile standardizzare i parametri produttivi, aspetto critico se l’obiettivo è ottenere ingredienti cosmetici puri e costanti nel tempo.
Proprio per ovviare a questi limiti, negli ultimi anni si è diffuso l’uso dei sistemi chiusi, detti anche fotobioreattori. In questo caso, la coltivazione avviene all’interno di strutture chiuse e trasparenti – come tubi, colonne o pannelli – dove i cianobatteri crescono in condizioni altamente controllate. Parametri come luce, temperatura, pH, concentrazione di CO₂ e nutrienti possono essere regolati con precisione, garantendo una produzione più stabile, sicura e priva di contaminazioni. Questo consente anche la coltivazione di ceppi più delicati, che in un sistema aperto non sopravvivrebbero. Inoltre, i fotobioreattori permettono di ottenere una biomassa con maggiore concentrazione di metaboliti d’interesse, migliorando l’efficienza estrattiva e la qualità del prodotto finale.
Naturalmente, questa tecnologia comporta costi iniziali e gestionali più elevati e richiede competenze tecniche specifiche per la manutenzione e l’ottimizzazione del processo. Tuttavia, per il settore cosmetico, dove è fondamentale garantire purezza, sicurezza e ripetibilità del risultato, l’impiego di sistemi chiusi rappresenta spesso la scelta più indicata. A livello industriale, la tendenza è sempre più orientata verso l’utilizzo di fotobioreattori, soprattutto per la produzione di ingredienti destinati a cosmetici di fascia alta o a formulazioni biotecnologiche. Questi impianti sono progettati per offrire massimo controllo e precisione, e vengono spesso dotati di sensori integrati che monitorano in tempo reale parametri fondamentali come pH, temperatura, concentrazione di ossigeno disciolto e livelli di anidride carbonica. In caso di deviazioni rispetto ai valori ottimali, il sistema è in grado di regolare automaticamente le condizioni interne, garantendo così un ambiente di crescita ideale per i cianobatteri. Questo livello di automazione consente di ottimizzare la produttività e di mantenere costante la qualità della biomassa e la resa dei metaboliti d’interesse. In alcuni casi, si sperimentano anche sistemi ibridi, che combinano i vantaggi dei sistemi aperti e chiusi, con l’obiettivo di bilanciare efficienza, costi e qualità del prodotto finale. In ogni caso, la scelta del sistema di produzione incide profondamente sul profilo funzionale e commerciale della biomassa, e rappresenta un passaggio chiave nella valorizzazione industriale dei cianobatteri in ambito cosmetico.
Una volta scelto il sistema di produzione più adatto, il processo di coltivazione dei cianobatteri segue una sequenza ben definita di fasi, ognuna delle quali è essenziale per garantire l’efficienza, la qualità e la funzionalità della biomassa finale.
Il ciclo inizia con l’inoculo, ovvero l’introduzione del ceppo cianobatterico selezionato all’interno del mezzo di coltura. In questa fase si lavora con volumi ridotti e condizioni sterili, per permettere un avvio controllato e privo di contaminazioni. Segue la fase di crescita, in cui i cianobatteri vengono lasciati sviluppare in presenza di luce (naturale o artificiale), nutrienti e CO₂, in un ambiente attentamente monitorato. Nei fotobioreattori, appositi sensori rilevano e regolano costantemente parametri come pH, temperatura, ossigeno disciolto e concentrazione di CO₂, al fine di garantire una crescita ottimale e una massima produttività. Quando la biomassa raggiunge una densità adeguata, si può procedere con una fase di stress controllato, che consiste nel modificare volontariamente alcune condizioni ambientali (come l’intensità luminosa o la disponibilità di nutrienti) per stimolare la produzione di determinati metaboliti, come pigmenti o MAAs, aumentando il valore funzionale dell’estratto.
A questo punto si passa alla raccolta della biomassa, che può avvenire attraverso filtrazione, centrifugazione o sedimentazione, a seconda della scala di produzione e della viscosità del mezzo. La biomassa viene quindi separata dal liquido di coltura, lavata con soluzioni saline o acqua distillata per eliminare impurità e residui, e infine conservata sotto forma fresca, congelata o liofilizzata, a seconda dell’applicazione finale. Successivamente si procede alla fase di estrazione, in cui vengono isolati i composti bioattivi di interesse cosmetico mediante tecniche più o meno selettive: da metodi tradizionali con solventi, fino a tecniche green come l’estrazione con fluidi supercritici o l’uso di ultrasuoni. Gli estratti ottenuti, concentrati o purificati, possono essere caratterizzati, stabilizzati e incorporati nelle formulazioni cosmetiche. Il processo si conclude con l’utilizzo dell’estratto nei cosmetici, che può avvenire sotto forma di ingrediente attivo in creme, sieri, lozioni, shampoo o maschere. L’intera filiera – dalla coltivazione alla formulazione – deve rispettare rigorosi criteri di qualità, sicurezza e tracciabilità, soprattutto quando i prodotti finali sono destinati a pelli sensibili o a linee dermocosmetiche ad alta performance.
Negli ultimi anni, la cosmetica ha abbracciato una visione sempre più ampia del concetto di sicurezza, che non riguarda più soltanto il consumatore finale, ma anche tutto ciò che ruota attorno al prodotto: l’ambiente, i processi produttivi e le risorse impiegate.
In Europa, il riferimento normativo centrale è il Regolamento (CE) n. 1223/2009, che all’Articolo 3 stabilisce un principio fondamentale: un prodotto cosmetico, per essere immesso sul mercato, deve essere sicuro per la salute umana nelle normali o ragionevolmente prevedibili condizioni d’uso. Tuttavia, oggi questo principio viene interpretato in chiave più estesa: la sicurezza di un cosmetico non si esaurisce nella sua tollerabilità cutanea, ma include anche la tracciabilità, la qualità della sua produzione e il rispetto per l’ambiente. Ciò significa che un ingrediente, per essere davvero sostenibile, deve provenire da processi controllati, non impattanti e responsabili, in cui ogni fase – dalla coltivazione della materia prima, all’estrazione, fino all’inserimento nella formulazione finale – avvenga con il minimo impatto ambientale possibile e nel rispetto degli ecosistemi. Nel caso dei cianobatteri, la possibilità di coltivarli in ambienti chiusi, monitorati e ottimizzati li rende una fonte bioattiva particolarmente compatibile con l’approccio green della cosmetica moderna. Inoltre, l’impiego di tecnologie estrattive sostenibili, come l’uso di solventi ecocompatibili o metodi fisici a basso consumo energetico, rafforza ulteriormente questa visione.
In definitiva, oggi più che mai un cosmetico deve essere il risultato di una filiera trasparente, sicura e consapevole, che tuteli sia la salute dell’uomo che l’ambiente in cui vive. L’integrazione di ingredienti innovativi come quelli derivati dai cianobatteri risponde perfettamente a questa nuova esigenza: creare bellezza nel rispetto della vita, in tutte le sue forme.




