di Cinzia Mastrolia e Mariagiulia Sgrò
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (1999) definisce l’abuso sessuale infantile come il coinvolgimento del minore in attività sessuali illecite alle quali questi, a causa del suo livello di sviluppo, non è in grado di fornire consenso.
In questo numero: 3. Il ruolo dello psicologo nell’ascolto del minore; 4. Prevenzione e trattamento dell’abuso sessuale infantile.
Nel numero precedente: 1. Introduzione; 2. Il diritto del minore ad essere ascoltato
1. Il ruolo dello psicologo nell’ascolto del minore
Un minore chiamato a testimoniare esperisce un’ampia gamma di emozioni, spesso di connotazione negativa o comunque complessa e può giungere a ritenersi responsabile di quanto stia accadendo. Tuttavia, Valvo (1998) sostiene che anche i minori, se adeguatamente sostenuti e preparati, possano ricavare dall’esperienza della testimonianza un senso di rassicurazione, oltre che una rinnovata fiducia negli adulti. La ricostruzione dei fatti avvenuti può aiutare il minore a far chiarezza su quanto accadutogli ed iniziare, così, il processo di ricostruzione della propria storia. Tuttavia, affinché ciò avvenga e la prova testimoniale si ponga quale preliminare occasione riparatoria per il minore, è necessario fugare il rischio che questa risulti, oltreché traumatica, anche insoddisfacente ai fini dell’esito processuale. Occorre, pertanto, far sì che il contesto in cui avverrà la testimonianza della violenza subita risulti il più confortevole possibile, vale a dire, vada incontro ai bisogni etàspecifici del minore chiamato a testimoniare. È quanto appena esposto a motivare il fatto che nell’ascolto di minori sessualmente abusati la presenza dello psicologo dell’età evolutiva sia ormai considerata una prassi ampiamente condivisa e rappresenti una conditio sine qua non ai fini di un corretto svolgimento dell’audizione. La giurisdizione italiana prevede all’interno del c.p.p. il ricorso ad esperti di psicologia dell’età infantile, nei casi di ascolto di un minore abusato, nei procedimenti penali a carico degli abusanti e ciò diviene sempre più consuetudine negli uffici giudiziari italiani. È importante sottolineare che il compito dell’esperto collaboratore della magistratura non è in alcun modo quello di credere o non credere al bambino, ma unicamente quello di raccogliere elementi, sulla base dei quali fonderà le proprie considerazioni da sottoporre all’autorità competente. In altri termini, non sta all’esperto occuparsi dei fatti, che spettano invece al giudice. La delicatezza della raccolta delle informazioni, che presentano le situazioni di abuso minorile, motiva la presenza della figura dell’esperto in psicologia infantile nell’audizione protetta di minori sessualmente abusati.
Uno psicologo che si trovi a raccogliere la testimonianza di una violenza ai danni di un minore dovrebbe: accogliere la riluttanza del minore a fidarsi ed aprirsi con uno sconosciuto; riconoscere e saper trattare i meccanismi di difesa che possono essere messi in atto dal minore, spesso invischiato in dinamiche di identificazione con l’aggressore, che possono manifestarsi attraverso atteggiamenti seduttivi o di totale chiusura; avere consapevolezza di essere oggetto delle proiezioni del minore.
Uno dei compiti cui lo psicologo è chiamato a rispondere è quello di formulare una valutazione circa l’idoneità a testimoniare del minore; a tal proposito circa la memoria infantile, ad oggi sappiamo che il ricordo nei bambini anche molto piccoli (sotto i 4/5 anni di età), può essere accurato, anche se molto breve e, quindi, sono in grado di fornire testimonianze attendibili. Il bambino può giungere ad avere un ricordo accurato attraverso alcune tecniche come il racconto libero, cioè senza la suggestione di domande da parte dell’interlocutore, se non molto generiche, che fungano da stimolo per il bambino ad iniziare a raccontare. Una variabile critica è quella della suggestionabilità, da attenzionare da parte del clinico, a cui è richiesto di tenere ben presente che il modo di porre le domande al minore può modificare ineluttabilmente il ricordo che questi ha dell’evento. Alcuni dei protocolli di ascolto maggiormente impiegati nei casi di audizione di un minore vittima di abuso sessuale sono rappresentati dall’Intervista Cognitiva e dalla Stepwise Interview. L’intervista Cognitiva risulta particolarmente indicata in caso di bambini di età superiore agli 8 anni. Proprio a causa della delicatezza di queste situazioni, il ruolo dello psicologo è cruciale nei casi di ascolto di minori abusati, richiedendo una formazione specialistica al servizio della magistratura, con l’obiettivo condiviso di tutelare il minore e preservarne l’integrità psicologica.
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