L’avvocato e costituzionalista Mike Johnson, politico non da molto tempo, deputato della Louisiana solo dal 2016, eletto speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ad ottobre dello scorso anno, sarà ricordato per essere stato il vero artefice del pacchetto di legge con cui sono stati stanziati 95 miliardi di dollari per fornire assistenza in materia di sicurezza a Ucraina, Israele e Taiwan (ndr si rimanda al colophon per maggiori dettagli). Ha difeso Trump durante l’impeachment e nelle manovre sulle elezioni del 2020, contribuendo al tentativo fallito di Trump di evitare la ratifica del Congresso della vittoria di Biden alle elezioni, ma ha anche ricevuto l’appoggio dello stesso Biden per questo piano di aiuti.
“Non è la legislazione perfetta, non è la legislazione che scriveremmo se i repubblicani fossero alla guida sia della Camera, del Senato e della Casa Bianca”, ha detto Johnson ai giornalisti. “Questo è il miglior prodotto possibile che possiamo ottenere in queste circostanze per far fronte a questi obblighi davvero importanti.”
Il debito nazionale statunitense è cresciuto fino a 34mila miliardi di dollari ed il pacchetto normativo è stato fortemente respinto dai repubblicani più intransigenti, che sostengono che gli Stati Uniti non possono permettersi di donare altri fondi in questa guerra. Più volte hanno minacciato di estromettere Johnson, che ha scelto di ignorare le minacce e di portare avanti gli aiuti all’Ucraina ormai resa esausta dall’invasione russa che dura da due anni.
Johnson ha cambiato posizione sugli aiuti a Kiev, ad un certo punto è andato quindi controcorrente, ha sfidato la maggioranza del suo partito. È stato definito “un idiota zoppo” che orami ha terminato la sua carriera, secondo quanto riportato ai giornalisti dalla deputata repubblicana di estrema destra Marjorie Taylor Greene, una delle principali oppositrici all’aiuto. Lo speaker si è affidato alle informazioni dell’intelligence fornite lui direttamente dal capo della Cia Bill Burns, ai consigli di Mike Pompeo, ex segretario di Stato di Trump, che lo ha convinto che Russia, Cina e Iran agiscano in concerto, ed ha incontrato vari leader europei.
Il repubblicano Michael McCaul, capo della Commissione Affari Esteri, ha raccontato ai giornalisti che Johnson gli ha personalmente detto “Voglio essere dal lato giusto della Storia”. Qualcuno pensa che la decisione sia maturata anche pensando a suo figlio, iscritto all’Accademia Navale, preferendo così mandare munizioni in Ucraina piuttosto che giovani americani. C’è dell’altro. Quando Johnson ha presentato a Trump in anticipo il suo piano sugli aiuti, così come ha fatto verso Biden, ha prospettato le quattro proposte di legge con i fondi per Israele, per l’Indo-Pacifico ma anche la fine del controllo cinese di TikTok. Il pacchetto legislativo è appunto insolito, poiché include anche una misura per vietare l’app di social media di proprietà cinese TikTok. Molti legislatori statunitensi, sia del partito repubblicano che di quello democratico e dell’amministrazione Biden, sono decisamente convinti che TikTok pone rischi per la sicurezza nazionale perché la Cina potrebbe costringere l’azienda a condividere i dati dei suoi 170 milioni di utenti statunitensi.
Da un recente sondaggio condotto da Reuters/Ipsos è emerso che circa il 58% degli intervistati al sondaggio di due giorni concorda con questa convinzione, ma con la considerazione aggiuntiva che l’app possa influenzare l’opinione pubblica americana. Dal canto suo TikTok afferma di aver speso più di 1,5 miliardi di dollari in iniziative di sicurezza dei dati e non condividerà i dati degli utenti statunitensi con il governo cinese. L’anno scorso la società ha dichiarato al Congresso che “non promuove, né rimuove contenuti su richiesta del governo cinese”. La nuova legge approvata il 24 aprile 2024 costringerebbe la società cinese ByteDance a vendere TikTok nell’arco di 270 giorni o a incorrere nel divieto totale dell’app di social media negli Stati Uniti. TikTok ha promesso di contestare il divieto in quanto violazione delle protezioni della libertà di espressione, sancite dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, e spera che anche gli utenti di TikTok intraprendano azioni legali.
Ad oggi il governo e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti già vietano l’uso ufficiale di alcune tecnologie cinesi, come Lenovo, a causa della loro minaccia intrinseca alla sicurezza nazionale. Nell’audit condotto nel 2019 verso il Dipartimento della Difesa, sulla gestione dei rischi di sicurezza informatica derivanti dagli acquisti di prodotti informatici, era emerso che il Dipartimento aveva acquistato almeno 32,8 milioni di dollari di articoli come computer Lenovo, stampanti Lexmark e fotocamere GoPro, con note vulnerabilità di sicurezza informatica nell’anno fiscale 2018.
Dopo TikTok è atteso che la Casa Bianca e il Congresso porranno dei divieti anche ad altre società cinesi o collegate alla Cina. Nella conferenza stampa tenutasi a Pechino il 29 aprile, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha invitato gli Stati Uniti a “non attuare le disposizioni negative relative alla Cina contenute nella legislazione”, aggiungendo che, “se gli Stati Uniti continueranno a perseguire con ostinazione questa rotta, la Cina adotterà misure risolute ed energiche per difendere fermamente i propri interessi di sicurezza e di sviluppo”, come ad esempio l’interruzione dell’acquisto di hardware e software dagli USA.
D’altra parte è ormai chiaro che nell’era moderna la guerra con munizioni e quella hi-tech vanno di pari passo e va bene se per cercare di raggiungere la pace vengono adottate anche leggi imperfette, ma l’idea che si possa essere interpreti del futuro della Storia è un puro concetto teorico derivante dalla filosofia del tedesco Hegel, il quale sosteneva che la storia umana tende a progredire e qualunque cosa contribuisca a questo progresso è moralmente giusta. Tutto ciò però riguarda la sfera soggettiva e, quindi, se oggi siamo dalla parte giusta della Storia lo stabilirà solo chi verrà dopo di noi.





