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Il nuovo centro della Procura di Roma: le intercettazioni in Italia fra passato e futuro

di Giovanni Nazzaro

Incontro con l’Ufficio Automazione della Procura di Roma per approfondire gli argomenti contenuti nella nota diffusa il 20 dicembre 2010 dal proc. agg. Pierfilippo Laviani, con la quale si informava che la Procura di Roma si era dotata di un sistema proprietario che le consentiva di gestire in autonomia le intercettazioni, risparmiando 1,8 milioni di euro all’anno in costi di noleggio dell’apparecchiatura necessaria.

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L’intercettazione nel diritto processuale penale italiano è un mezzo di ricerca della prova tipico, in quanto previsto e disciplinato dagli artt. 266 e seguenti del codice di procedura penale. L’intercettazione è autorizzata dal giudice per le indagini preliminari con decreto motivato, su richiesta del pubblico ministero, ad eccezione dei casi di urgenza quando è lo stesso pubblico ministero a disporre l’intercettazione a cui comunque deve seguire la convalida dell’atto entro 48 ore da parte del giudice per le indagini preliminari. La polizia giudiziaria, che esegue su incarico del pubblico ministero le attività d’intercettazione, ha a disposizione diverse tecniche per ottenere le intercettazioni. Nel caso delle intercettazioni telefoniche e telematiche richieste agli operatori di telecomunicazioni, il contenuto delle comunicazioni, obiettivo dell’indagine, viene duplicato in maniera completamente trasparente all’intercettato verso il Centro InTercettazioni (CIT) della Procura della Repubblica che ha emesso il decreto. Il CIT è costituito da un apposito ufficio organizzato secondo procedure standardizzate in modo da monitorare costantemente l’evoluzione delle intercettazioni ed avere sotto controllo la relativa spesa. Ed è proprio questa spesa che ha indotto la Procura di Roma ad adottare importanti cambiamenti.

L’aspetto centrale di questi cambiamenti risiede nel fatto che i sistemi informativi presenti nel CIT, installati e messi in funzione l’8 dicembre 2011, non sono di proprietà di soggetti terzi, quindi estranei all’indagine, ma della Procura.

Prima di analizzare le novità introdotte, ripercorriamo i passaggi storici che hanno portato a questo cambiamento. Con l‘evoluzione del servizio di telefonia, prima fissa poi mobile, vennero inseriti nelle reti degli operatori di telecomunicazioni, opportuni apparti affinché all’Autorità Giudiziaria fosse data la possibilità, di  richiedere l’intercettazione delle comunicazioni di specifici utenti. Complice una legislazione italiana carente sull’argomento, le modalità d’invio di queste comunicazioni verso l’Autorità Giudiziaria non furono mai comunicate alla stessa.

Con decreto interministeriale del 21 settembre 1999 fu istituito un gruppo di lavoro, costituito da rappresentanti dei Ministeri delle Comunicazioni, della Giustizia e dell’Interno, con il compito di operare nel settore della sicurezza delle reti e della tutela delle comunicazioni a supporto degli interventi normativi regolamentari ed amministrativi. Il gruppo di lavoro studiò il fabbisogno, in termini di
risorse tecniche e di supporto normativo, per una evoluzione “sicura” dei servizi di telecomunicazione, la natura e la portata dei rapporti tra la pubblica amministrazione e gli organismi di telecomunicazione. Successivamente nacque la necessità di trasformare il gruppo di lavoro in “osservatorio”, istituito con decreto interministeriale del 14 gennaio 2003. Il gruppo di lavoro, prima di divenire un osservatorio permanente, predispose sia un repertorio contenente l’indicazione delle prestazioni da fornire all’autorità giudiziaria, sia un listino per la remunerazione agli organismi di telecomunicazioni delle prestazioni fornite [d. m. del 26 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 104 del 7 maggio 2001].

Il repertorio previsto anche dal Codice delle Comunicazioni all’art. 96 comma 2 non è stato mai emesso.
In mancanza di obblighi circa le modalità tecniche da adottare e da comunicare all’Autorità Giudiziaria, presso le sale CIT delle procure italiane furono installati apparati delle medesime società che avevano predisposto gli adeguamenti per le intercettazioni sulle reti degli operatori di telecomunicazioni. La conseguenza fu che tali società monopolizzarono il mercato del noleggio degli apparati, quindi i costi poterono aumentare senza controllo.

Per avere un ulteriore contributo sul motivo per cui il repertorio non fu mai approvato, si riporta un passaggio dell’audizione del dott. Pietro Saviotti, sostituto procuratore alla Procura di Roma, condotta il 13 settembre 2006 dalla II Commissione permanente di Giustizia del Senato della Repubblica, in merito all’indagine conoscitiva sul fenomeno delle intercettazioni: “Nell’osservatorio cercammo di far passare il principio, non so se ciò sia avvenuto o no, che la corresponsione di un prezzo a fronte di ogni singola attività dovesse essere semplicemente una remunerazione di costi, di spese vive, e che le prestazioni obbligatorie [omissis] non fossero attività da cui potesse derivare un profitto. [omissis] Redigemmo inoltre sia un repertorio delle prestazioni obbligatorie, in cui erano previste, in via di principio, tutte le attività che potevano essere svolte, i tempi, il grado di sicurezza, l’efficacia del mezzo che veniva messo a disposizione, sia un listino dei compensi a fronte di queste prestazioni obbligatorie”.

Lawful Interception per gli Operatori di Tlc

 

“La sorte ha voluto” continua Saviotti “che il listino fosse approvato in via amministrativa, mentre, quanto al repertorio, si obbiettò, ritengo in maniera fondata per alcuni aspetti, che non poteva essere approvato con decreto interministeriale, ma doveva necessariamente essere soggetto ad un ingresso normativo attraverso legge primaria. Per questo il progetto entrò nel circuito degli uffici legislativi dei Ministeri della Giustizia, delle Comunicazioni e dell’Interno e di fatto il repertorio non fu mai approvato”.

Tornando alla ricostruzione storica, nel contesto così delineato si inserì la Procura di Roma: nel 2000 con la riorganizzazione degli uffici requirenti, cioè dall’unificazione tra “procura presso il tribunale” e “procura circondariale”, il procuratore della Repubblica di allora, Salvatore Vecchione, dovette affrontare un complicato problema di bilancio nel quale pesavano non poco i costi di noleggio degli apparati per le intercettazioni. Una verifica del Ministero della Giustizia dello stesso anno rivelò che i prezzi si aggiravano intorno a 108 euro ad intercettato al giorno. Il procuratore Salvatore Vecchione si pose una semplice domanda: perché non comprare tali apparati anziché noleggiarli? Alle società che monopolizzavano il mercato non conveniva vendere, dall’altra parte un’alternativa di mercato ai loro apparati non poteva esserci, poiché le modalità tecniche per ricevere le intercettazioni non erano note alle altre società. Nel 2003 la Procura di Roma inviò, quindi, una lettera agli operatori di telecomunicazioni con la quale si chiedeva di rendere note queste modalità. Questo momento costituisce l’inizio del graduale cambiamento che oggi ha portato al nuovo centro intercettazioni.
Con la liberalizzazione delle tecniche d’invio delle intercettazioni telefoniche, la Procura di Roma, in quanto nominata procura pilota con il suddetto decreto interministeriale del 2003, avviò una sperimentazione avente l’obiettivo di abbassare i costi di noleggio. Furono invitate più di 100 società del settore, a cui furono consegnate le specifiche tecniche e alle quali fu chiesto di produrre un’ipotesi di costo di noleggio, per intercettato al giorno, di un sistema informativo che consentisse la ricezione e la registrazione delle intercettazioni telefoniche. Dopo aver condiviso i risultati della sperimentazione con la commissione interministeriale, furono installati presso il vecchio CIT quei sistemi che risultarono tecnicamente validi ed economicamente competitivi. Da qui in avanti i costi di noleggio precipitarono: 46 euro ad intercettato al giorno nel 2004, poi 36 euro, 25 euro, 15 euro fino ai 5 euro del 2007 e tuttora vigente.

Arriviamo così ai giorni d’oggi. Sulla base di questi numeri e sul prosieguo dei risparmi imposti dal Ministero di Giustizia, la Procura di Roma ha valutato che con la medesima cifra fosse possibile realizzare un nuovo Centro per l’Intercettazione delle Comunicazioni Elettroniche (CICE), comprare l’hardware e il software del sistema informativo necessario a ricevere tutte le intercettazioni telefoniche, senza spendere altro fino ai necessari interventi per obsolescenza tecnica. Il CICE è stato così fornito interamente dal Ministero della Giustizia.

Il nuovo sistema informativo consentirà di risparmiare di 1,8 Mln di euro in costi di noleggio delle apparecchiature. La media degli intercettati alla Procura di Roma è di 1.000 al giorno che moltiplicato per 5 euro fa 5.000 euro in costo di noleggio di apparecchiature al giorno, valore che per 365 giorni in un anno consente di ottenere la cifra anticipata nella nota pari a 1.825.000 euro all’anno, per le sole intercettazioni telefoniche effettuate in ambito fisso e mobile.

Il software del sistema è stato commissionato dal Ministero dopo un’analisi di mercato condotta dalla Procura della Repubblica di Roma e durata 18 mesi circa. E’ stata selezionata una società esterna, non appartenente alle classiche società operanti nell’ambito delle intercettazioni. Il CICE è oggi in funzione ed evolve gradualmente sulla base delle esigenze della Procura di Roma che quotidianamente vengono a crearsi. Alcune situazione tecniche, appartenenti ad un ambito diverso da quello della ricezione e gestione delle intercettazioni telefoniche, sono ancora da sviscerare e quindi in tali ambiti il software del sistema è ancora da verificare. Un caso su tutte è quello relativo alle intercettazioni telematiche.

Il vecchio CIT però è ancora in funzione perché sono attive intercettazioni “rilanciate” e che quindi non possono essere interrotte, fino a quando non termineranno. Infatti, la polizia giudiziaria può avere necessità di ascoltare presso le proprie sedi l’intercettazione, che quindi viene definita “rilanciata” verso un luogo diverso dal CIT, necessità di natura pratica dovuta al fatto che determinate indagini hanno bisogno d’interventi immediati sul territorio e necessità di natura economica per i costi di trasferta che devono sostenere le forze dell’ordine nell’inviare i propri uomini alla Procura di Roma. In tal caso il decreto del pubblico ministero prevede che le operazioni avvengano presso la Procura, in aderenza dunque al disposto dell’art. 268 c.p.p. ma contestualmente prevede la duplicazione del segnale con invio presso gli impianti in dotazione alla polizia giudiziaria operante, che potrà così effettuare, in sede, il mero riascolto delle conversazioni intercettate negli impianti della Procura.

Nei suoi primi 5 mesi di funzionamento il CICE ha gradualmente aumentato il numero degli intercettati che gestisce, fino ad arrivare a circa la metà del valore medio pari a 1.000 al giorno. Le nuove intercettazioni sono ricevute nel nuovo centro, quindi con buona previsione entro la fine dell’anno il CICE potrà sostituire completamente il vecchio CIT. A regime, con la dismissione del vecchio CIT, “nel giro di 3-4 mesi sarà ammortizzato il costo sostenuto per creare il Sistema  – continua la nota – pari a circa 300.000 euro, azzerando i costi per le intercettazioni”.

Per quanto concerne la sicurezza, con il CICE, ha commentato il proc. agg. Laviani nella nota, “la Procura può controllare per intero la procedura delle intercettazioni, che sarà affidata a funzionari di polizia giudiziaria sotto il suo controllo invece che a personale esterno”. Il CICE adotta una serie di standard per garantire un’elevata sicurezza fisica e informatica. Il CICE è dotato di circa 180 postazioni per la gestione delle intercettazioni. Ad ogni postazione può accedere esclusivamente un ausiliario di PG. Tutte le postazioni sono gestite totalmente dall’Amministratore del Sistema che, nel caso specifico, è designato tra gli ufficiali di polizia giudiziaria addetti al CICE, fisicamente presenti al suo interno. Nel CICE non sono presenti tecnici di ditte esterne e non è previsto che vi sia accesso da remoto per la gestione del software del Sistema da parte di terzi.

Anche dal punto di vista dell’alimentazione elettrica il CICE è completamente autonomo e i flussi telefonici che lo collegano all’esterno sono dedicati e separati. Così anche la struttura di gestione elettronica del sistema è completamente distinta dalla Procura. Tutte le postazioni sono alimentate separatamente ed ognuna di esse dispone di una chiave dedicata che può essere comandata a distanza dalla struttura di gestione, che quindi può interrompere l’operatività della postazione laddove si noti qualcosa di strano. Le masterizzazioni dei contenuti delle intercettazioni, che prima venivano fatte dai tecnici delle società noleggiatrici, nel CICE vengono realizzate direttamente dalla PG addetta al centro intercettazioni. Questo avviene anche ad intercettazione non più attiva, a tutela della riservatezza del dato e del soggetto posto ad intercettazione.

Con l’Ufficio Automazione abbiamo provato a simulare il funzionamento del nuovo CICE. La polizia delegata alle indagini, con delega del magistrato, entra nel CICE e si identifica all’ingresso, dove viene scansionato e conservato il decreto di autorizzazione. Al momento dell’identificazione viene assegnata automaticamente dal Sistema una postazione precisa. A causa del cambiamento della normativa sugli accessi biometrici (Garante della Privacy – deliberazione n. 23 del 14 giugno 2007, par. 7), non sono attualmente in essere tali accorgimenti sulle postazioni. Tramite credenziali assegnate, la polizia delegata accede alla postazione. A volte c’è la necessità di far ascoltare le intercettazioni ad un interprete, a cui viene assegnata una postazione con le medesime modalità ma in questo caso è necessaria la presenza della polizia delegata.

Le informazioni giudiziarie sono conservate all’interno dei server a cui le postazioni si collegano, quindi le postazioni non conservano alcun dato. Tutte le postazioni si autenticano verso i server. In mancanza di precise indicazioni legislative, le informazioni sui server vengono cancellate a distanza di circa 1 anno, dopo la fine delle attività. Questa conservazione verrà calibrata in futuro anche relativamente alla quantità d’intercettazioni che verranno gestite dal CICE.

Il rapporto con gli operatori di telecomunicazioni non è cambiato, ma in previsione cambierà. Ci sono stati molti incontri tra la Procura di Roma e gli operatori, perché fosse conseguito insieme lo scopo della nascita del CICE. Nei prossimi mesi inizierà la sperimentazione delle intercettazioni secondo quanto prevede ETSI, con gli operatori che si sono già adeguati a questi standards tecnici internazionali in materia di lawful interception. L’obiettivo principale sarà la sperimentazione delle intercettazioni delle comunicazioni telematiche come il VoIP.
In questo modo in futuro sarà evitato anche il costo del noleggio delle sonde che oggi è pari a € 90 al giorno, sonde che vengono installate presso le centrali degli operatori e, mediante duplicazione dei contenuti delle comunicazioni telematiche dell’interessato, inviano i dati intercettati nel CIT della Procura. Precisazione importante benché i costi delle intercettazioni telematiche al momento pesino poco rispetto al corrispettivo costo delle intercettazioni telefoniche, essendo in numero medio pari ad un 0,2% di quest’ultime. Il CICE gestisce anche i dati relativi alle intercettazioni ambientali e consente l’acquisizione automatica ed informatica dei tabulati di traffico storico direttamente dagli operatori di telecomunicazione.

La nota si conclude con un riferimento ai possibili benefici del Sistema,  che consente “un sensibile aumento dell’efficienza ed affidabilità sia sotto l’aspetto della qualità e sicurezza dei dati acquisiti, sia sotto quello del supporto all’attività investigativa”. L’eventuale estensione del Sistema a tutti gli uffici giudiziari italiani consentirebbe “un abbattimento della spesa di giustizia relativa alle intercettazioni quantificabile mediamente in 200 milioni di euro annui, risorse destinabili alla informatizzazione del processo per conseguire l’obbiettivo di un più efficiente e tempestivo servizio della Giustizia”. ©

 


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