Sicurezza e Giustizia

IL GEOGRAPHIC PROFILING (III PARTE)

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di Domingo Magliocca

Determinare l’area dove un offender risiede e fissare tale risultato su una mappa. Questo approccio, in ambito investigativo, è conosciuto come Geographic Profiling. Infatti, l’obiettivo del geographic profiling è delimitare un’area geografica quale probabile luogo di residenza del reo, autore di una serie di crimini.  
Prima Parte: Introduzione, 1) Il Geographic Profiling, 2) Le mappe mentali.
Seconda Parte : 3) La Legge di decadimento della distanza, 4) L’ipotesi circolare di David Canter, 5) Il processo di costruzione del profilo geografico criminale.
Terza parte (in questo numero): 6) Un’ipotesi di lavoro: Geographic profiling case report de “I delitti del Mostro di Firenze”, 6.1) Il caso, 6.2) L’analisi, 7) Conclusioni.


 

6.     Un’ipotesi di lavoro: Geographic Profiling case report de “I delitti del Mostro di Firenze”
Un caso di cronaca nera italiana e di investigazione criminale che può essere sottoposto all’analisi del geographic profiling è la serie di omicidi attribuiti al Mostro di Firenze. L’ipotesi che gli omicidi connessi alla vicenda del Mostro fossero stati perpetrati da uno stesso offender o da più offenders, tra loro “legati”, che agivano insieme in un medesimo contesto geografico-spaziale, consente l’utilizzo della tecnica del profilo geografico.

6.1.     Il caso
I delitti del Mostro di Firenze si consumano tra gli anni 1974 e 1985, nell’area intorno a Firenze. Le carte processuali attestano che il delitto del 21 agosto 1968, avvenuto a Signa, in cui persero la vita Barbara Locci ed Antonio Lo Bianco avesse matrice diversa da quella attribuita al Mostro ed, anche, altri autori. A colpire non fu il Mostro, nonostante la pistola calibro .22 legasse tutti i delitti. Per questo delitto la verità processuale ha condannato il marito della vittima, Stefano Mele e, per tal ragione, il delitto del 1968 viene escluso dalla presente analisi.
I delitti del Mostro di Firenze segnano, nel bene e nel male, una svolta nella conduzione delle indagini di questo genere dal momento che entra in campo anche la scienza criminologica per poter definire il profilo criminale dell’autore di omicidi tanto efferati che mai si erano registrati in Italia, più vicini ai serial killer americani, alla realtà anglosassone. All’epoca dei delitti del Mostro, il geographic profiling era ancora una tecnica sconosciuta ma la criminologia applicata all’investigazione iniziava a prendere piede.
Invero, si iniziano a stilare i profili criminologici dell’autore dei duplici omicidi sia da esperti italiani sia dai membri dell’Unità di Scienze Comportamentali del F.B.I. nel 1989; si parla di un serial killer, di un omicida, di sesso maschile che ha agito senza il concorso di complici e con stimolo eccitatorio.

Dall’analisi di case linkage, è possibile avanzare valide considerazioni per sostenere che gli omicidi presentavano alcuni elementi in comune: l’azione seriale commessa in una stessa area geografica, la giovane età delle vittime che erano tutte coppie, i luoghi in cui gli omicidi erano avvenuti (tutti posti abbastanza isolati), le ferite di arma da taglio sui corpi delle vittime di sesso femminile nonché efferate mutilazioni nelle aree sessuali (pube, seno) delle vittime donne, il ritrovamento di bossoli calibro .22 Winchester Long Rifle serie “H” rinvenuti sulle scene del crimine dei duplici omicidi e l’utilizzo di una stessa arma da fuoco, la Beretta calibro 22, a collegare gli omicidi ad una stessa mano assassina.
In tutti i delitti il Mostro ha utilizzato sempre la stessa arma da fuoco e successivamente con un’arma da taglio si accanisce sui corpi delle vittime donne, attuando in alcuni casi un macabro rituale.

Nella presente dimostrazione operativa il geographic profiling verrà rappresentato prendendo in esame solamente la mera dislocazione dei luoghi degli omicidi in relazione al territorio dove si sono consumati i delitti ed alla possibile connessione con l’autore/i dei reati anche se  un’analisi di questo tipo non può in nessuna maniera tralasciare né i dati criminalistici che sono i capisaldi per la comprensione della criminodinamica dei reati né l’effettuazione dei sopralluoghi sulle location dove sono avvenuti i delitti, necessari proprio per rendersi conto della geografia delle scene dei delitti e delle caratteristiche che fanno da sfondo a tali luoghi.
Infatti, la conoscenza diretta dei luoghi di un crimine riveste una certa importanza nell’attività di profiling per conoscere la natura stessa dei luoghi ma anche per ricostruire mentalmente la probabile dinamica di un delitto, le eventuali vie di accesso e di fuga del criminale, per comprendere se al delitto abbia partecipato più di un autore.

6.2.     L’analisi   
L’accuratezza del profilo geografico dipende molto dall’attività di collegamento tra i crimini. Infatti, nel caso dei delitti del Mostro, già all’epoca dei fatti e quando si decise di dare un impulso maggiore alle indagini con la costituzione della S.A.M. (Squadra AntiMostro diretta, all’inizio delle indagini, da Ruggero Perugini) si ebbe un ragionevole grado di certezza che tutti i delitti fossero tra loro collegati.

Ciò posto, nel caso in cui fosse stata utilizzata la tecnica del profilo geografico, avremmo dovuto formulare alcune ipotesi di base logicamente desunte:

  • l’attività di linking è esatta, presenta un alto grado di ragionevolezza che i crimini siano stati commessi da uno stesso criminale/i;
    la serie dei delitti è relativamente completa, nel senso che non vi sono delitti simili considerati da escludere e/o includere nella serie ovvero non connessi che si sono verificati in altre località;
  • il criminale è un predatore locale e non un individuo proveniente al di fuori dell’area contraddistinta dai delitti;
    se vi è più di un autore degli stessi delitti, questi risiedono nella stessa area geografica;
  • il criminale/i non ha cambiato la sua base operativa durante il periodo di tempo in cui si è verificata la serie dei delitti.

Fissati i luoghi dei delitti su una cartina geografica per avere una visione grafico-spaziale degli stessi e per trovare possibili relazioni spaziali e di contesto, indicatori socioeconomici e demografici, si genererà la mappa a fianco.
Altresì, facendo un’analisi temporale, si riscontra che tutti i delitti sembrano verificarsi verso il fine settimana, di sabato e domenica. La zona di interesse è un’area ben collegata dal sistema stradale ed autostradale e, quindi, facilmente raggiungibile e da cui ci si può allontanare.

Va precisato che, da un punto di vista geografico, l’area di interesse è circondata da campagna di cui è necessaria almeno una conoscenza di base per potersi agevolmente muovere di notte tra le strade della provincia fiorentina.
Da una prima analisi della mappa, si rileva che gran parte dei delitti si concentrano nell’area a sud di Firenze, con due scene del crimine a nord di Firenze ed un luogo del crimine nella parte ad ovest del capoluogo toscano. Quasi esistessero due aree di attività, una a nord di Firenze di minore intensità (tra Borgo San Lorenzo e Vicchio) ed una a sud (tra Montespertoli, Scandicci, San Casciano in Val di Pesa), luoghi, ben stampati nella mappa mentale Mostro e da cui ha attinto per la scelta dei siti dei delitti.

Quando si analizza una serie di crimini è possibile identificare l’estensione dell’area di caccia del criminale, un’area che contiene i crimini e che è molto familiare all’offender; infatti, nel caso in questione, è ipotizzabile che l’area a sud di Firenze sia ben nota al Mostro e che la conoscenza notevole di tali luoghi abbia condizionato il comportamento spaziale dell’offender/s; ed è proprio la familiarità con l’area dei delitti ad attirare il Mostro in quella zona e non in un’altra, al di là della disponibilità delle vittime. La scelta dei siti criminali rispecchia una logica condizionata dalla confidenza del criminale con l’area di operatività e da ciò che in essa accade e si muove. Infatti, è probabile che l’area a sud di Firenze sia la zona di base operativa del Mostro o del gruppo criminale che ha agito, un’area all’interno della quale vi erano presumibilmente dei punti di ancoraggio (luogo di residenza, luogo di lavoro o di ritrovo) per il Mostro.

Inoltre, utilizzando la teoria dell’ipotesi circolare di Canter, ovvero tracciando una retta che fungerà come diametro di un cerchio collegata alle due scene dei delitti più distanti attribuiti al Mostro (la scena nr. 4 e la nr. 6), vi è un alto grado di probabilità, come dimostrato dagli stessi studi condotti da Canter, che l’autore dei delitti viva all’interno del cerchio o nella area interessata dal raggio della circonferenza.

…continua su EDICOLeA

 


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