Sicurezza e Giustizia

LIA#2018 APERTURA DEI LAVORI DEL GENERALE DI BRIGATA PASQUALE ANGELOSANTO

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del Generale di Brigata Pasquale Angelosanto

Apertura dei lavori lla LIA#2018 da parte del Generale di Brigata Pasquale ANGELOSANTO, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (R.O.S.).

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Le intercettazioni delle comunicazioni hanno assunto da tempo una posizione preminente nell’ambito dei mezzi di ricerca della prova e, laddove si considerino gli sviluppi tecnologici nel settore della telefonia cellulare e l’esponenziale diffusione della rete internet, oggi appaiono indispensabili per lo sviluppo di manovre di contrasto efficaci e risolutive. La loro piena padronanza è fondamentale per essere aderenti all’evoluzione tecnica e gestire al meglio lo scostamento che si registra tra il suo inarrestabile sviluppo e l’inevitabile “ritardo” con cui gli strumenti normativi si allineano alla situazione reale, tenendo sempre presente che il settore delle telecomunicazioni ha una portata oramai globale e non prevede confini.

Il seminario, che oggi si avvia e che vede la partecipazione del Signor Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, che ringrazio, e l’avvicendarsi di autorevoli relatori, si prefigge come obiettivo, attraverso il confronto dei diversi attori che si relazionano in questo complesso sistema integrato, l’esame delle opportunità che l’innovazione può offrire in termini di miglioramento delle condizioni di sicurezza dei cittadini e le possibili criticità che, al tempo stesso, una così rapida e talvolta incontrollata evoluzione porta con sé, ponendo sul tavolo del confronto i differenti punti di vista e il contributo di pensiero degli esperti a favore della ricerca di soluzioni condivise, funzionali a garantire l’efficacia dell’attività giudiziaria, nel rispetto dei differenti interessi in campo.

Dall’esame dell’impegnativo programma di lavoro, a partire sin dal primo intervento, si rinvengono argomenti di grande attualità ed interesse, tra i quali:

  • l’analisi delle reti sociali; la c.d. SOCMINT “social media intelligence”, intesa nell’accezione più ampia del termine: la ricerca, la catalogazione e l’analisi dell’immenso patrimonio informativo rinvenibile nei contenuti dei social media, funzionale alla pianificazione e allo sviluppo di efficaci strategie di contrasto al crimine. La grande sfida che si presenta agli operatori di settore è quella di essere in grado di gestire, asservendole alle loro esigenze, le innumerevoli fonti informative e le piattaforme sociali che popolano la rete, sempre più diffuse e numerose, mettendo in campo metodologie operative che consentano innanzitutto di verificare l’attendibilità della fonte e la veridicità dei contenuti informativi, per poi sfruttarli in chiave investigativa o di prevenzione dei reati. Per fare questo è necessario che la polizia giudiziaria faccia un salto di qualità, approcciando la problematica attraverso la formazione mirata di specialisti che conoscano il web e siano in grado di sfruttare al meglio le sempre più performanti piattaforme di OSINT (open source intelligence) e SNA (social network analysis) indispensabili a indirizzare la ricerca e ridurre la complessità in fase di raccolta e di analisi dei dati;
  • il DATA RETENTION e il difficile equilibrio tra la tutela della privacy e la fondamentale necessità di garantire la sicurezza dei cittadini e delle Istituzioni. Anche questa tematica è di grande attualità e interesse ed è oggetto da molti anni di numerosi studi e approfondimenti. Già nel 2014, prendendo parte al convegno di Palermo del 17 e 18 gennaio, incentrato sul tema: “Intercettazioni, tra esigenze investigative e diritto alla privacy”, sempre organizzato dalla rivista “Sicurezza e Giustizia”, avevo sottolineato l’importanza dell’analisi dei dati del traffico telefonico, quale strumento insostituibile per l’attività di contrasto al crimine. Oggi stiamo assistendo ad un passaggio molto significativo, nel quale la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, già nel dicembre 2016, decidendo su due procedimenti riuniti , aveva sostanzialmente dichiarato “illegittime” le normative nazionali affermando che: “gli Stati Membri non possono imporre un obbligo generale di conservazione dei dati ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica”, ma possono farlo, sempre per comprovate esigenze di tutela della sicurezza pubblica, nel rispetto dei principi di “proporzionalità e necessità”, sconfessando il complessivo impianto normativo prima fissato dalla stessa Commissione Europea.
    Nel 2017, l’Italia è stata la prima a recepire la nuova direttiva dell’Unione Europea ampliando i termini di conservazione a 72 mesi (3 anni) per particolari delitti. La stessa Corte di Giustizia invece ha sollevato la questione di legittimità sul provvedimento italiano, che ha fissato i termini di ritenzione più lunghi in assoluto di tutta l’Unione Europea. L’Arma dei Carabinieri, anche con un rappresentante del ROS, fa parte di un gruppo di lavoro internazionale promosso dal Consiglio dell’Unione Europea, a cui partecipano altre FF.PP europee, che è stato chiamato a fornire un parere consultivo al fine di individuare il miglior compromesso tra le diverse legislazioni interne, che per alcuni Paesi non prevedono la conservazione di dati pregressi (Germania, Olanda, Romania, Slovenia, Svezia e Ungheria), per altri (come l’Inghilterra) fissano termini compresi tra i 6 mesi e un anno e, infine, per l’Italia impongono termini ritenuti eccessivi. Il dibattito è tuttora in corso e vedremo come verrà definito;
  • la capacità di supporto tecnologico alle investigazioni; una funzione fondamentale, insieme a quella informativa e operativa, che le Forze di Polizia italiane hanno sviluppato nel tempo raggiungendo, oltre agli ottimi livelli di specializzazione settoriale, una spiccata autonomia operativa che consente di sfruttare il supporto tecnico scongiurando il rischio di un utilizzo improprio o eccessivo a discapito del buon esito finale dell’indagine. Le strutture più evolute di polizia giudiziaria, quali sono il ROS e le omologhe organizzazioni delle altre FF.PP, hanno da tempo creato al loro interno componenti di alta specializzazione che svolgono a tempo pieno le fondamentali attività di ricerca e sperimentazione tecnologica, consentendo di individuare e testare i migliori sistemi e tecnologie esistenti sul mercato nei settori della sorveglianza audio/video, della telematica, della telefonia e delle reti di comunicazione, al fine di esaltare la capacità operativa e quella di penetrazione delle organizzazioni criminali, mafiose e terroristiche.
    Questo costante miglioramento delle potenzialità d’intervento tecnico consente di fornire alla Autorità Giudiziaria fonti di prova, a carattere multimediale, di grande attendibilità e precisione;
  • la “frontiera” delle intercettazioni con il captatore informatico, con i suoi limiti, le opportunità e le connesse problematiche giuridiche. Anche questo è un argomento centralissimo e tutt’altro che definito. La recente normativa introdotta con il Decreto Legislativo del 29 dicembre 2017 n. 216, che avrebbe dovuto trovare piena applicazione nel luglio scorso, è stata rimessa al vaglio del legislatore. Ciò nonostante, le intercettazioni telematiche attive sono da tempo una realtà e rappresentano l’elemento più qualificante della capacità operativa di una polizia giudiziaria moderna. Le intercettazioni telematiche, anche a mezzo dell’uso dei cosiddetti “captatori informatici”, sono strumenti d’indagine di indiscutibile valenza operativa, ampiamente acclarata da plurime attività investigative nel tempo svolte dal ROS.
    Anche su questa tematica il Raggruppamento ha fornito un significativo contributo di esperienza in occasione di un recente convengo tenutosi nella splendida sede dell’Abbazia di Montecassino, nel corso del quale, insieme ad altri autorevoli relatori, tra cui il signor Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e il Procuratore Generale di Roma, sono intervenuto sul tema: “le intercettazioni telefoniche e telematiche nel contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo alla luce dell’attuale riforma”. In quella sede sono pervenuto alla conclusione che la “nuova normativa” (oggi da ridefinire), pur rendendo difficoltoso il processo di selezione dei dati, non avrebbe limitato le attività d’indagine nel contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa, compresa la ricerca dei latitanti, ma avrebbe obbligato la polizia giudiziaria a raggiungere sempre maggiori livelli qualitativi tecnico-operativi e ad assumersi elevate responsabilità a garanzia del cittadino, che così potrà avere a sua tutela – sin dalle prime fasi di avvio del procedimento e nella segretezza delle indagini – una polizia giudiziaria sempre più professionale e preparata.

Da sottolineare, infine, la fondamentale presenza in questa sede degli operatori privati che interagiscono, a diverso livello, nel complesso sistema delle intercettazioni giudiziarie e la cui fattiva collaborazione è elemento irrinunciabile per la buona riuscita delle attività preventive e investigative. Parallelamente a questo importante appuntamento annuale, il ROS promuove periodici incontri di aggiornamento con i referenti dei gestori dei servizi di telefonia mobile e dei sistemi d’intercettazione; appuntamenti che si rivelano molto proficui e fondamentali per affrontare le problematiche che di volta in volta si presentano e per avanzare sulla difficile strada del contrasto alle forme sempre più evolute della criminalità organizzata e del terrorismo.

In buona sostanza, un seminario ricco di importanti temi di approfondimento, approcciati in maniera pratica e professionale da qualificatissimi relatori ed esperti di settore che sicuramente arricchiranno il patrimonio di conoscenza di tutti i presenti.

Il Signor Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale C.A. Giovanni NISTRI, mi ha incaricato di porgervi il suo saluto e di augurarvi buon lavoro. ©

 

 


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