Sicurezza e Giustizia

La proposta del procuratore nazionale al convegno SINPREF: attingere alla banca dati della DNA per contrastare l’accesso al credito delle imprese mafiose (testo dell’intervento)

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La banca dati della direzione nazionale è una banca dati che contiene gli elementi cognitivi riguardanti procedimenti penali instaurati nei confronti delle mafie fin dal 1992: le 26 procure distrettuali dal gennaio del 1992 hanno riversato in banca dati tutti loro procedimenti. E’ probabilmente una delle banche dati più importanti del mondo per quanto riguarda il patrimonio conoscitivo.

La proposta di utilizzarla, per evitare che i flussi finanziari e gli accessi al credito avvengano da parte di imprese legate alle mafie o che provengono dalle ricchezze mafiosa, viene dal Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero De Raho che ha partecipato al webinar organizzato dall’associazione sindacale dei funzionari prefettizi (SINPREF) il 24 aprile 2020 dal titolo «Emergenza coronavirus: il ruolo del prefetto nella fase due.

Quando ci sono flussi finanziari così importanti come quelli che accompagnano la ripresa, è evidente che ci sono le mafie fra i soggetti interessati a intercettare questi flussi. In un momento come questo, per evitare che i flussi finanziari e gli accessi al credito avvengano da parte di imprese legate alle mafie o che provengono dalle ricchezze mafiosa, è necessario effettuare controlli preventivi.

Si potrebbe anche riprodurre lo stesso metodo della legge del 136 del 2010 con l’apertura di un conto dedicato, con utilizzazione del credito e dei finanziamenti per le finalità proprie dell’impresa attingendo sostanzialmente solo a quel conto.

Le prefetture sono l’emblema di un onore che caratterizza lo sviluppo dell’attività dello Stato, l’impegno con cui tendono ad affermare e proteggere i diritti e in questo c’è una vicinanza tra Magistrati e Prefetti. La prefettura con le forze di polizia in via preventiva e il procuratore della repubblica con le forze di polizia in via repressiva, sono due canali paralleli di grandissima importanza e questi canali avrebbero un’importanza ancora assoluta in un momento di difficoltà come quello attuale.

Vediamo nel dettaglio l’intervento del procuratore nazionale antimafia:

 

Il primo nostro obiettivo, l’obiettivo dello Stato, deve essere quello di rilanciare l’economia sostenerla, spingerla, in modo che possa recuperare quello che è stato perduto.

E’ evidente che per fare questo è necessario che si segua la via della semplificazione, che tutto avvenga con grande velocità ma al tempo stesso con grande diligenza, attenzione verso i problemi che solitamente accompagnano i momenti di emergenza.

Il procuratore nazionale ha innanzitutto una visione che è Nazionale, ma guarda anche le proiezioni delle mafie e il mio intervento naturalmente sarà rivolto soprattutto a questo.

Quando ci sono flussi finanziari così importanti come quelli che accompagnano la ripresa, è evidente che ci sono le mafie fra i soggetti interessati a intercettare questi flussi. Intercettare quei flussi per le mafie significa utilizzare la ricchezza che invece dovrebbe andare alle imprese sane.

Il primo obiettivo è quello di proteggere un accesso al credito come quelli che dovranno essere anche i finanziamenti diretti, questi flussi finanziari dovranno essere seguiti.

E’ evidente che l’urgenza del sostegno economico che bisogna dare all’economia impedirebbe la strada della controllo antimafia preventivo, però non c’è dubbio che il nostro è uno stato di diritto, il nostro è uno stato nel quale bisogna proteggere la legalità e la legalità è anche sviluppo.

Il rispetto delle regole è anche la migliore strada per conseguire i più alti obiettivi e per sostenere quindi al meglio l’economia e le imprese sane.

Il pericolo è che ci sia invece un aggiramento proprio da parte di coloro che vengono sostenuti da una ricchezza senza fondo che è quella propria delle mafie, che possono attingere ad un pozzo di denaro contante che deriva dai mercati illegali, primo fra tutti quello della droga, dove almeno 30 miliardi l’anno riescono a recuperare le nostre mafie, e tanta altra ricchezza deriva dalle altre attività.

Se tutto questo lo si pone in un momento di grave emergenza come quello attuale ci rendiamo conto come le imprese che si troveranno a concorrere con quelle di provenienza mafiosa o sostenute dal denaro mafioso avranno una grande difficoltà, quindi le regole sono innanzitutto poste a protezione dell’impresa sana, impresa che rispetta le regole, l’impresa che sostiene i lavoratori con il versamento dei contributi, che sostiene l’opera dello Stato attraverso il versamento degli oneri tributari.

Diversamente, le imprese delle mafie a volte si pongono anche nell’intermediazione del lavoro offrendo il lavoro a basso costo, senza però osservare né negli oneri previdenziali né nei quelli tributari.

Allora il primo aspetto che certamente si dovrà guardare è quello di controllare effettivamente i soggetti che attingeranno al credito o ai flussi finanziari di sostegno dovranno essere soggetti sani, non soggetti contigui non soggetti mafiosi e per fare questo è necessario che dei controlli ci siano.

lo ripeto è evidente che un controllo preventivo ritarderebbe eccessivamente, ma i controlli bisogna che accompagnano l’azione di sostegno dello Stato e come per la verità ho rappresentato anche diversi ministri con anche una bozza di articolato quale dovrebbe essere un’azione che sostenga le imprese e da un lato le garantisca dalle infiltrazioni mafiose, in un momento come questo eviti che i flussi finanziari, gli accessi al credito avvengano da parte di imprese legate alle mafie o che provengono dalle ricchezze mafiosa.

In due punti: innanzitutto nell’accedere al credito e nel chiedere i finanziamenti bisognerebbe che l’imprenditore, sia individuale che in società, presenti il proprio articolato costitutivo in particolare, se impresa individuale indichi il nome naturalmente del titolare dell’impresa il direttore generale e tutti coloro che i preposti tutti coloro che hanno un ruolo nell’ambito dell’impresa, se società le articolazioni sociali con nomi cognomi per codice fiscale, e tutto questo venga portato unitamente alla documentazione necessaria per accedere al credito o godere di finanziamenti.

Ecco questa base sarebbe poi necessaria alle prefetture.

Le prefetture svolgono un lavoro straordinario, un  lavoro veramente enorme con una professionalità e una capacità incredibile e sotto il profilo della prevenzione hanno un impegno e una capacità di coordinamento notevolissime.

Da procuratore aggiunto in passato, da procuratore Repubblica di Reggio Calabria, oggi da procuratore nazionale, continuo a rilevare quanto importante e quanto enorme sia il lavoro portato avanti dalle prefetture.

E’ certo che in una situazione come questa perché le prefetture possano svolgere appieno il loro lavoro, il loro impegno, sarebbe necessaria una risorsa di persone e credo anche di tecnologia importante, perché occorrerebbe attingere innanzitutto alla banca dati nazionale della documentazione Antimafia per tutte le imprese che accedono al credito o che accedono ai finanziamenti, e questo è il lavoro che si deve fare, si può fare, e unitamente alle prefetture anche la direzione nazionale si è proposta come l’organo che attraverso la propria banca dati possa immettere i dati riguardanti le imprese che accedono al credito o ai finanziamenti.

La banca dati della direzione nazionale è una banca dati che contiene gli elementi cognitivi riguardanti procedimenti penali instaurati nei confronti delle mafie fin dal 1992, tutte e 26 le procure distrettuali dal gennaio del 1992 hanno riversato in banca dati tutti loro procedimenti.

Credo sia una delle banche dati più importanti del mondo per quanto riguarda la ricchezza e il patrimonio conoscitivo.

Così come la direzione nazionale fa in materia di prevenzione e riciclaggio attraverso il raffronto delle segnalazioni per operazioni sospette, attraverso un raffronto con tutti gli elementi presenti in banca dati, così si potrebbe fare per le imprese e questo gioverebbe alle imprese sane, è questo che le associazioni dei costruttori nell’industria, tutte quante le associazioni, dovrebbero guardare molto positivamente perché garantirle dalle mafie credo che sia il primo obiettivo che dobbiamo conseguire, garantire l’economia dalle infiltrazioni mafiose.

Attraverso un raffronto come quello che dicevo potremmo poi tirar fuori immediatamente le positività, cioè tutti i soggetti che sono coinvolti o possono essere coinvolti in determinati contesti, nei cui confronti quindi da un lato potremmo spingere le procure distrettuali ad agire, dall’altro potremmo noi stessi occuparci sotto l’aspetto le misure prevenzione.

Quello che può apparire una sorta di penalizzazione dello stesso lavoro che viene portato avanti nel momento in cui si va a guardare, a fotografare ogni singolo imprenditore non è un danno, è un vantaggio.

Io credo che le persone per bene, coloro che vogliono lavorare, coloro che vogliono impiegare nell’impresa professionalità, tecnologia, lavoro, credo che abbiano bisogno di essere sostenuti da controlli di questo tipo e purtroppo le indagini evidenziano in modo sempre più chiaro come le società costituite dai mafiosi si infiltrino nei più diversi settori.

A volte quel che è peggio è che entrando nell’economia legale riescono, spesso attraverso l’usura, ad acquisire il controllo delle imprese, sia individuali che in forma di società, un controllo che significa gestione diretta mentre apparentemente il soggetto amministratore o titolare è lo stesso che tradizionalmente ha condotto l’attività che purtroppo ha avuto difficoltà economiche e che ha dovuto ricorrere al credito parallelo delle mafie.

In tantissime occasioni si è rilevato che il soggetto che portava avanti l’impresa non era effettivamente quello che appariva e che tradizionalmente ne era  stato titolare ma era il mafioso nascosto dietro quella apparenza, quell’immagine di imprenditore storico e che senza alcun documento gestiva l’impresa.

Ecco qual è il rischio maggiore. Io credo che proprio questo grande rischio bisognerebbe che le stesse associazioni di categoria ci aiutassero nel nostro lavoro.

Approfitto per sottolineare che la direzione nazionale antimafia e antiterrorismo è un organismo di impulso e di coordinamento, non svolge indagini ma acquisisce informazioni, le approfondisce e da poi alle singole procure distrettuali la base per poter operare e agire nei vari settori contro le mafie.

Ecco perché la direzione nazionale può acquisire direttamente informazioni dalle associazioni e quindi più volte abbiamo evidenziato come non occorre a noi una denuncia, a noi occorre conoscere il fenomeno per poi poterlo approfondire e andare in modo diretto su quel fenomeno.

Tornando alle prefetture che svolgono come dicevo un lavoro fondamentale che è un lavoro non solo di acquisizione della documentazione e quindi approfondimento delle singole posizioni e questo poi determina la possibilità di intervenire con interdittive, con documento antimafia di matrice interdittiva.

In più, attraverso il coordinamento delle forze di polizia nella prevenzione, attraverso il collegamento con il procuratore della repubblica, riesce ad acquisire un quadro provinciale di grande importanza e attraverso quel quadro nella cooperazione e collaborazione con lo stesso procuratore riesce quindi a portare avanti in modo parallelo un contrasto alle mafie di grandissima importanza.

La prefettura con le forze di polizia in via preventiva e il procuratore della repubblica con le forze di polizia in via repressiva, sono due canali paralleli di grandissima importanza e questi canali avrebbero un’importanza ancora assoluta in un momento di difficoltà come quello attuale.

Bisogna anche dire che le prefetture attraverso la tecnologia sono oggi dotate di quadri conoscitivi molto ampi e bisogna anche dire peraltro che, ancora una volta sarebbe opportuno per consentire alle prefetture di svolgere appieno il loro lavoro che in un momento di emergenza come quello attuale e di apertura del credito o di elargizione di finanziamenti , riprodurre lo stesso metodo che la legge del 2010 numero 136 aveva posto sarebbe oggi opportuno apertura di un conto dedicato, tracciamento delle spese, utilizzazione del credito e dei finanziamenti per le finalità proprie dell’impresa, sostegno dei lavori, pagamento forniture e tutto ciò che attiene propriamente all’impresa ma attingendo sostanzialmente ad un conto che corrisponde esattamente a quel finanziamento, a quel credito è stato ricevuto per rilanciare l’impresa.

E ancora una volta verso pochi accorgimenti importanti sarebbe forse oggi possibile procedere ad un controllo un controllo di legalità che costituisce nel nostro sistema base dello sviluppo di un’economia sana.

A me piace sempre ricordare che la nostra Costituzione afferma che L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro e già un’affermazione di questo tipo ci riempie veramente di gioia perché ci fa pensare poi all’eguaglianza di tutti al lavoro come fondamentale energia ma anche come sostegno del nostro sviluppo, e ci fa guardare anche alla libera iniziativa economica come sostenuta dal lavoro di chi la porta avanti, al lavoro e dall’impegno credo ancora che la nostra Costituzione ci insegni come lo Stato in gran parte formato da persone e sono persone che ne fanno parte rientrano loro amministrazione e questi pubblici impiegati che svolgono funzioni pubbliche le devono portare avanti come dice il nostro articolo 54 della Costituzione con onore e questa è un’altra caratteristica propria da un lato della nostra Costituzione ma dall’altro delle nostre amministrazioni.

Devo dire che le prefetture sono l’emblema di quell’onore che caratterizza lo sviluppo dell’attività dello Stato, l’impegno con cui tendono ad affermare e proteggere i diritti e in questo c’è una vicinanza tra noi Magistrati e Prefetti, le amministrazioni prefettizie e i cittadini, imprenditori, uomini delle banche e tutti voi che riuscite a dare una forza alla nostra economia straordinaria.

Non dimenticate mai, e nessuno lo dimentica ne sono convinto, che purtroppo l’Italia ha una zavorra che è costituita dalle mafie.

Le mafie risorgono quando c’è l’opportunità di infiltrarsi altrimenti si nascondono e tentano di entrare, insediarsi, infiltrarsi, stringere relazioni, apparire diverse, sono soggetti camaleontici, sono capaci di cambiare, sanno essere a volte dai modi signorili.

I capi cosca lo sapete tutti sono oramai in gran parte laureati nelle più diverse discipline, in Giurisprudenza, in medicina, in veterinaria, in agraria, in tantissime discipline e quindi sono anche in grado di portare avanti relazioni che apparentemente nascondono il loro stato.

Per chi non lo sa potrebbe essere difficile comprenderlo, per cui sono persone che oramai si lanciano nell’economia nella certezza di poter con la loro ricchezza convincere chiunque della loro affidabilità e questo è l’ultimo passaggio che vorrei fare.

La ricchezza non può essere confusa con l’etica e con la professionalità.

Credo che ciò che deve necessariamente contraddistinguere il soggetto economico è da un lato la capacità economica organizzativa di sviluppo, ma anche l’etica che credo che sia un caposaldo nella nostra vita, nell’attività di chiunque.

E se così è, credo che noi tutti cittadini dobbiamo collaborare e cooperare insieme, e dobbiamo immaginare che un domani saremo in grado di estirpare da questi nostri territori le mafie.

Per farlo però bisogna che tutti ne siano consapevoli, che siano convinti e che non accettino le mafie come oggetti economici.

Le mafie non sono soggetti economici, le mafie sono le mafie e utilizzano l’economia per arricchirsi per spadroneggiare e acquisire fette dei vari settori economici.

Non confondiamo mai l’imprenditore che sappiamo essere contiguo alle mafie con l’imprenditore, Imprenditore con quella i maiuscola è quello che si impegna e rischia, è diverso dall’imprenditore con una i piccola, piccola, piccola, e con una m di mafia e che è rappresentato da quel soggetto che non rischia niente perché nel momento in cui le cose cominciano ad andare male e costringe gli altri ad attivarsi perché gli vadano bene e tira fuori da quel pozzo senza fine il danaro che deve necessariamente riciclare, e quindi l’impresa non costituisce mai un rischio per l’imprenditore.

Questo bisognerebbe che l’economia comprendesse e probabilmente se si riuscisse a comprendere che questi soggetti nell’economia tolgono non solo serenità ma ricchezza agli imprenditori sani si avrebbe maggiore collaborazione.

Ma non è tanto su questo che credo che si debba avere collaborazione quanto piuttosto sull’aspetto etico, sulla consapevolezza e soltanto rispettando le regole e credendo nel bene come fine ultimo nell’azione di ciascuno di noi è possibile che conseguiremo quel risultato non solo di grandissima ripresa economica ma di serenità e felicità un po’ di tutti.

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