Sicurezza e Giustizia

AGCOM: PER LA RIMOZIONE DEI CANALI DI TELEGRAM MANCA UNA NORMATIVA ADEGUATA

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Il Consiglio dell’AGCOM ha esaminato l’istanza con la quale la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) ha chiesto la rimozione di tutte le edizioni digitali di testate pubblicate su alcuni canali della piattaforma di messaggistica istantanea Telegram, nonché di sospendere l’accesso all’intera piattaforma.

A seguito della segnalazione inviata, Agcom ha avviato un confronto con la piattaforma per la rimozione dei canali la cui attività di diffusione di contenuti risulta violare la tutela del diritto d’autore online. L’istruttoria dell’Autorità ha portato all’adeguamento parziale da parte di Telegram che ha rimosso 7 degli 8 canali segnalati da FIEG.

Occorre però ricordare che quando la violazione avviene sui canali di un sito ubicato fuori dal territorio nazionale, come nel caso di Telegram, l’Autorità non può che rivolgersi ai provider italiani che forniscono l’accesso a internet, ordinando loro di procedere alla disabilitazione dell’accesso all’intero sito. Non è infatti possibile ordinare la rimozione selettiva dei soli contenuti illeciti,  in quanto ciò comporterebbe l’impiego di tecniche di filtraggio che la Corte di giustizia europea ha giudicato incompatibili con il diritto dell’Unione. Per espresse disposizioni delle direttive europee, la disabilitazione dell’accesso alla piattaforma deve rispondere a criteri di proporzionalità. Allo stato attuale della legislazione un eventuale provvedimento di blocco indiscriminato di accesso a tutti i canali Telegram – quale quello richiesto dalla FIEG – appare sprovvisto del necessario requisito.

Per legittimare un intervento diretto di Agcom nei confronti di Telegram occorrerebbe una modifica della normativa primaria che consenta di considerare stabiliti in Italia – con riferimento ai diritti di cui all’art. 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 70 del 2003 – gli operatori che offrono servizi della società dell’informazione nel territorio italiano utilizzando risorse nazionali di numerazione. Una tale norma permetterebbe all’Autorità di adottare ordini di rimozione selettiva dei contenuti caricati in violazione del diritto d’autore rivolti direttamente a operatori come Telegram.

Allo stato, l’Autorità non può che applicare il proprio regolamento, a norma del quale il Consiglio ha deliberato di archiviare gli atti e di trasmetterli nel contempo all’Autorità giudiziaria, come stabilisce la legge sul diritto d’autore. Ciò consentirà alla magistratura –i cui poteri non soffrono le stesse limitazioni proprie di quelli di un’autorità amministrativa –di perseguire penalmente tutti gli autori delle violazioni.

 

Fonte AGCOM, comunicato stampa del 23 aprile 2020

 

 

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