di Fausto Bassetta e Valentino Tarantini
L’autorità rappresenta l’elemento costitutivo del comando, essenziale alla specifica funzione ma di difficile esercizio. Comunemente intesa quale modalità di attuazione del potere o mera espressione di violenza, esclude in realtà qualsiasi coercizione esterna involgendo aspetti di natura etica e comportamentale con particolare riguardo al senso della disciplina e della lealtà tale da ingenerare nel personale una forza aggregante ed un ascendente positivo.
La crisi del principio di autorità ha coinvolto tutti gli ambiti della vita sociale a partire da quello più intimo e privato (ossia la famiglia) a quello pubblico attraverso la progressiva delegittimazione delle principali figure di riferimento in una comunità (quali guide religiose, politiche e civili) sino a minare anche il senso ed il fondamento stesso dell’autorità militare.
Storicamente, essa trae origine e avallo dagli stati di necessità ed emergenza bellica ponendosi quale risposta immediata non solo nel fronteggiare situazioni particolarmente critiche connesse alla difesa della sovranità territoriale, alla sua indipendenza ed integrità oltre che alla direzione delle forze alle armi, ma anche approntando una serie di attività tese a prevedere e prevenire tali situazioni emergenziali intervenendo a supporto della pace e della sicurezza così da trasformare un evento straordinario in un contesto di ordinaria gestione.
Sulla scorta di tali presupposti, acquisivano particolare importanza l’organizzazione e la struttura gerarchica, il rispetto dell’autorità unitamente all’osservanza delle regole disciplinari che ne agevolavano l’esercizio ed il concreto svolgimento.
Ebbene, tale nucleo essenziale, pregno del suo significato simbolico, permane ancora oggi nella compagine militare.
Invero, l’autorità militare si incardina nell’ordinamento gerarchico sia sotto l’aspetto organico quale suddivisione degli uffici in Comandi, Unità e Reparti sia sotto il profilo personale laddove ciascun appartenente a tale ordinamento ha una precisa posizione di ruolo determinata dal grado rivestito e dall’anzianità assoluta o relativa ad esso riferito.
Sicché, l’autorità militare è diffusa, tutti ai vari livelli gerarchici esercitano tale funzione assumendo pertanto rilevanza la figura del superiore secondo cui ciascun militare, di qualunque grado e Forza Armata, riconosce l’autorità del proprio Comandante nonché di qualsiasi superiore gerarchico mediante una serie di formalità esterne quali l’obbligo del saluto, il presentarsi per primo, il rispetto di determinate norme di tratto e l’obbedienza all’ordine. Ma v’è più.
L’autorità militare necessita di essere riconosciuta con immediatezza, a prescindere dalla stima individuale e dalla reputazione attribuita in quanto in ogni circostanza, specialmente in quelle emergenziali e impreviste, deve essere chiaro chi assume la responsabilità del comando ed i relativi poteri direttivi, di guida e di controllo: il comando militare, infatti, può riguardare chiunque sia fornito di autorità in un preciso momento e nel contesto della situazione contingente in modo da assicurare una continuità operativa, anche senza veri e propri atti di designazione, non potendosi ammettere una vacatio in tal senso.
Il riconoscimento ed il rispetto dell’autorità, dunque, risulta fondamentale per garantire l’osservanza del dovere di subordinazione gerarchica e di obbedienza nonché di adempimento di tutti i doveri della disciplina militare mantenendo salda la struttura gerarchico-funzionale e la condivisione della missione istituzionale delle Forze Armate in assenza delle quali si parlerebbe di un insieme di persone guidate da meri interessi personali. Ed infatti, è precisa responsabilità del superiore gerarchico intervenire, laddove necessario, con i poteri allo stesso conferiti facendo osservare ai propri sottoposti leggi, regolamenti, ordini e disposizioni di servizio al fine di conseguire la massima efficienza dell’unità, ente o ufficio al quale è preposto scongiurando valutazioni negative ed eventuali danni amministrativi.
Ne consegue che l’autorità militare è di tipo legale basandosi su espressa previsione normativa e non su fattori extragiuridici quali doti carismatiche, la forza, il consenso popolare o l’investitura divina sussistendo, tra l’altro, precise disposizioni di natura disciplinare e penale (quali i reati di insubordinazione ed abuso di autorità) a tutela di tanto. È pertanto sottratta alla disponibilità di autorità esterne – fatte salve le prerogative in capo al Presidente della Repubblica (quale Comandante delle Forze Armate), al Ministro della Difesa e dei Sottosegretari delegati – ed assume rilevanza significativa sotto l’aspetto etico e comportamentale dovendosi sempre esercitare con correttezza a pena di perdita della stessa mediante l’irrogazione della sanzione disciplinare della rimozione, con perdita del grado e collocamento nella posizione di soldato semplice (per l’Esercito e le forze di polizia ad ordinamento militare), comune di ultima classe (per la Marina e il Corpo della Guardia di Finanza), o aviere (per l’Aeronautica).
Donde, l’autorità è chiamata a dare concretezza ai valori dell’ordinamento militare, ad interpretarne il senso organizzativo ed etico, a svolgere il ruolo di guida attraverso l’esemplarità del comportamento ed a mantenere salde le relazioni gerarchiche in modo da generare coesione e disciplina, fattori morali che tengono insieme le Forze Armate consentendo loro di adempiere ai doveri istituzionali mostrando lealtà alle istituzioni democratiche e fedeltà ai suoi valori. Tuttavia, come innanzi accennato, il lento e progressivo processo di delegittimazione dell’autorità riguarda anche l’ambito militare, costantemente minato da tensioni interne ed esterne.
Le prime sono particolarmente pericolose allorquando mettono in discussione i fondamenti dell’autorità militare stessa e lo spirito di corpo contestando il principio di gerarchia; sicché, più l’autorità militare perde la sua forza aggregante e di guida, maggiore sarà il potere di cui necessiterà il superiore gerarchico. Le seconde invece attengono a quel sistema di controlli, che talvolta si sovrappongono tra loro disorientando la funzione di comando con ripercussioni sulla funzionalità dell’intero sistema quando non vengono tenute in considerazione le specifiche peculiarità e le esigenze istituzionali delle Forze Armate.
Appare pertanto quantomai doveroso, onde gestire tali tensioni, contemperare gli aspetti etici e normativi rivalutando e valorizzando il ruolo dell’autorità militare ponendolo al centro dell’interesse istituzionale rammentando che l’autorità non deve essere confusa con l’autorevolezza (ossia l’esercizio carismatico della stessa, auspicabile ma non necessario) ovvero con l’autoritarismo in quanto conferita esclusivamente a servizio delle Forze Armate, a loro volta istituite esclusivamente a servizio della Repubblica. ©
BIBLIOGRAFIA
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