In un’Italia che spesso oscilla tra bellezza e degrado, la storia di Giovanbattista Cutolo, talento musicale appena ventiquattrenne ucciso il 31 agosto 2023 a Napoli, si erge come monito e speranza. Cornista e pianista straordinario, studente del Conservatorio di San Pietro a Majella e membro della Nuova Orchestra Scarlatti, Giovanbattista incarnava l’energia, la passione e il rispetto per la cultura classica. Il suo assassinio – consumatosi a seguito di una discussione per futili motivi – ha scosso l’intera città e il Paese intero.
La madre, Daniela Di Maggio, ha raccolto un’eredità gravosa e nobile: trasformare la tragedia in impegno civico. La sua voce testimonia come Cultura e Arte siano antidoti potenti contro l’illegalità, la violenza e quella “inettitudine al bello” che s’insinua quando mancano spazi educativi, musicali e intellettuali. Difendere e promuovere l’Arte non è soltanto preservare un patrimonio estetico, ma difendere vite – vite giovani, sensibili, assetate di bellezza e di regole. È in quel delicato equilibrio tra creatività e rigore morale che risiede la speranza di un domani migliore.
In questa intervista, Daniela racconta il suo percorso di dolore ma anche di lotta: una battaglia per far sì che la scuola, la famiglia e le istituzioni siano non solo contenitori di saperi, ma spazi in cui germogliano coscienza civica, dignità e capacità di resistere e respingere l’illegalità. Attraverso la musica di Giovanbattista, scopriamo come l’Arte possa diventare un baluardo, in grado di contrastare un destino segnato dall’assenza di bellezza.
Michele Lippiello: “Dottoressa Di Maggio, ci racconta chi era Giovanbattista?”
Daniela Di Maggio: “Un figlio meraviglioso, assassinato per mano di un minorenne pluripregiudicato che aveva già commesso un tentato omicidio. Mio figlio, medaglia d’oro al Valor Civile proprio per aver cercato di aiutare un ragazzo bullizzato, in difficoltà, è stato barbaramente assassinato alle spalle con tre colpi di pistola. ”
Michele Lippiello: “Dopo la tragica scomparsa di Suo figlio, Lei ha intrapreso un percorso pubblico forte e coraggioso. Cosa l’ha spinta a trasformare il dolore in impegno civile?”
Daniela Di Maggio: “La morte di mio figlio mi ha dato quella carica per capire che c’era qualcosa di molto, molto sbagliato in quello che era accaduto. Oltre la terribile vicenda, non era possibile che quel ragazzo rimanesse a piede libero, dopo gli atti compiuti.
È così che ho intrapreso una mia battaglia per cambiare le leggi insensate in questo nostro Paese: leggi che hanno tenuto, appunto, a piede libero il killer di mio figlio, e che gli hanno concesso di sparargli, quella maledetta notte del 31 agosto.
Quando la Premier Giorgia Meloni e il Vicepremier Matteo Salvini mi hanno chiamato, chiedendomi «Cosa possiamo fare per lei?», io ho risposto: «Vi prego, aiutatemi a cambiare la legge sui minori, perché è stata quella che ha ucciso mio figlio, Giovan Battista Cutolo.»
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